Carife, si comincia da capo Le ipotesi sono almeno tre
Intesa e Popemilia per solidità e casse romagnole per convergenza d’interessi L’esigenza di fondi di Commercio e Finanza è però fuori da una scala locale
FERRARA. «Abbiamo girato mezza Italia e continueremo a farlo, noi e l’advisor Vitale e associati: non è però ancora arrivato il momento di raccogliere i risultati di questo lavoro». Gli auguri di fine anno di Riccardo Maiarelli, presidente della Fondazione Carife, non sono carichi di quei contenuti che il maggiore azionista della banca cittadina avrebbe contato di poter diffondere, visto che il “cavallo” sul quale Palazzo Crema aveva puntato fin dall’inizio della gara, cioè Caricento, ha detto esplicitamente di non voler correre, «allo stato».
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Significa che si torna nella nebbia delle ipotesi, per garantire un futuro a Carife, anche perché la freddezza con la quale Popvicenza ha accolto il ritiro (o più probabilmente il congelamento) della candidatura centese tiene probabilmente conto delle pretese di capitalizzazione che Bce ha mostrato di voler avanzare nei confronti degli istituti sotto la sua diretta vigilanza, come appunto Bpvi.
Messi sullo sfondo i vicentini, in attesa appunto di capire se Francoforte chiederà loro ulteriori rafforzamenti prima di procedere ad acquisizioni, i petali della margherita dei pretendenti risultano parecchio diradati rispetto a sei mesi fa: diciamo la solita Intesa, il gruppo uscito meglio dagli stress test, o una realtà come Popolare dell’Emilia. Difficile coinvolgere il pur solidissimo Credem, che è di proprietà di un gruppo privato, o Cariparma-Credit Agricole, visto lo scarso appeal in questo momento delle banche italiane agli occhi francesi.
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C’è poi da considerare l’ipotesi della grande cassa emiliano-romagnola, un’aggregazione in grado di coinvolgere realtà come Cesena, Imola e Rimini, che però non può prescindere dal coinvolgimento di Ravenna e della stessa Cento. Perché tenerla dentro il quadro, visto che i ravennati ripetono da mesi, informalmente, di non pensarci nemmeno a Carife, e Carice ha preso la posizione già ricordata? Per convergenze d’interessi. L’irruzione di una banca forte sul territorio ferrarese e nei dintorni, infatti, metterebbe a rischio il loro business. E prima o poi, un’alleanza solida nel mondo delle Casse locali dovrà saltar fuori, con Ravenna (e Cento) a trarne vantaggio in caso di presenza nel nucleo iniziale.
L’operazione è comunque inaffrontabile se prima i commissari non vendono Commercio e Finanza, che «allo stato» è ancora in pancia a Carife. La provvista di liquidità di 6-700 milioni l’anno, e la garanzia patrimoniale di 100-150 milioni, sono fuori scala per realtà come le casse locali.
Stefano Ciervo
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