La Nuova Ferrara

Ferrara

Da Comacchio l’onda della solidarietà

Da Comacchio l’onda della solidarietà

Proseguono le ricerche delle quattro persone disperse nello scontro avvenuto in mare a Ravenna tra due mercantili

3 MINUTI DI LETTURA





PORTO GARIBALDI. Dopo il recupero della nave da crociera Costa Concordia all’isola del Giglio, con ogni probabilità sarà nuovamente il pontone della ditta ‘Silvio Bortolotti’ di Ravenna ad intervenire per liberare dai fondali del porto di Marina di Ravenna il mercantile turco “Gobkel”. Fino a domenica sera spuntavano ancora 15-20 metri di prua, ma ieri mattina la nave è andata completamente a fondo e poiché rappresentava un’insidia per la navigazione è stata segnalata con opportune boe. Mentre la Capitaneria di porto ha diramato in serata un appello a tutte le marinerie limitrofe, affinchè in caso di ritrovamento dei 4 dispersi in mare, se ne dia tempestiva comunicazione alla sala operativa della stessa Capitaneria di Ravenna attraverso i canali VHF 16/12 o al numero 0544/443013, torna a parlare della sciagura Paolo Guidi, il 59enne di Porto Garibaldi, ufficiale comandante della pilotina, sulla quale sono stati tratti in salvo alcuni dei naufraghi turchi. «Tra noi colleghi al lavoro ci siamo sfogati – racconta Guidi ancora molto scosso -, perché quello che è successo può capitare a tutti. Il mare fa sempre paura. Siamo tutti addolorati – prosegue – e la nostra coesione e solidarietà dovrebbe esistere in tutti i mestieri». Nella giornata di ieri le pilotine hanno svolto regolarmente le loro attività portuali, mentre i rimorchiatori hanno proseguito le attività di pattugliamento in mare. Non si sente un eroe Guidi dopo il salvataggio prestato in condizioni meteo-marine molto critiche, perché l’intervento ruota attorno al grande affiatamento di squadra tra colleghi, ma restano impresse davanti agli occhi le immagini di quei marittimi incapaci di aprire bocca per il freddo e la paura. «Appena li abbiamo tirati su uno era quasi morto e l’altro è morto a bordo – prosegue Guidi - . Li abbiamo subito avvolti con le coperte, ma solo chi aveva il fisico più resistente è riuscito a cavarsela». Umberto Tomasi, direttore di macchina di un motoscafo d’altura che presta assistenza alle piattaforme metanifere del gruppo Eni nell’Alto Adriatico, al suo primo giorno di pensione si è recato ieri mattina presso la Capitaneria di porto di Ravenna, per restituire il libretto matricolare, ma dalle sue parole si coglie un grande dolore, perché «sono colleghi del mare e tra noi c’è sempre una grande solidarietà. L’immagine di quella prua fuori dall’acqua me la porterò dentro per sempre», aggiunge Tomasi. Secondo l’uomo, 60enne di Porto Garibaldi, la causa della collisione potrebbe essere ricercata in un errore umano, dal momento che «la nave in uscita dal porto potrebbe aver compiuto una virata dritta, cioè troppo a destra, colpendo il mercantile fermo, che attendeva di entrare – aggiunge l’uomo -. Ora con tutte le carte elettroniche e Gps di bordo è praticamente impossibile sbagliare».

Katia Romagnoli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google