L’ultimo saluto a don Ugo Una vita spesa nella fede
A Tamara la chiesa gremita per i funerali del parroco morto a 76 anni Presenti sindaco e vescovo. Una cerimonia toccante pervasa da commozione
TAMARA. Fa freddo, a Tamara. Cielo azzurro ed aria pulita. Dei tanti in giro, nessuno sembra farci caso. Vanno alla chiesa di San Giovanni Battista, per dare l'ultimo saluto a don Ugo Zaccaria, parroco di Tamara per quasi 48 anni, e di Saletta per oltre 20. In tanti hanno lo sguardo strano, come perso in qualche ricordo, ma non smarrito. La funzione è prevista per le 15, ma a quell'ora, pochi minuti prima che la salma arrivi da Cona, definire piena la chiesa, tra l'altro nemmeno poi piccola, è solo un'approssimazione per difetto. Ci sono i parrocchiani. C'è il sindaco di Copparo, Nicola Rossi con la fascia tricolore e c'è il gonfalone del Comune. Ci sono i sacerdoti della diocesi. E il Coro. C'è il vescovo, monsignore Luigi Negri, officiante. E poi c'è lui, don Ugo. Certo, ci sono le sue spoglie mortali, ma in assoluto c'è proprio lui, nei cuori, ricordi, pensieri di tutti. Prima le letture. Viene citato il libro di Giobbe, e la possibilità di contemplare Dio non da straniero. E poi il Vangelo di Giovanni. Il vescovo Negri, con voce bassa e coinvolgente, ha detto subito che nel suo stringato testamento don Ugo aveva chiesto che non si facesse il suo elogio funebre, per poi chiarire che non sarebbe stato un elogio ma la constatazione di una presenza, di un impegno, di uno sforzo di fede definito numerose volte imponente. Perché è proprio imponente il termine che viene alla memoria quando si ricorda Don Ugo. Imponente, ma non solo, perché unito a questo c'era l'umiltà, la fede, il lavoro profondo e silenzioso. «Arrivando qui - dice il vescovo - non ho sentito lontananza, ma vicinanza, presenza. Ed una imponente fede». E si capisce, guardando i volti dei presenti, il valore di quelle parole. Poche lacrime, tanta partecipazione e commozione, quasi come se tutti pensassero che, veramente, Don Ugo non se ne sarebbe andato ma avrebbe continuato ad essere presente, vicino, amico. Verso la fine della funzione ha preso la parola Paolo Ziosi, del consiglio pastorale. Il vescovo chiede di ascoltarlo, seduti. Ziosi parla dal profondo del cuore, con la voce a tratti presa a mazzate dalla commozione ed il silenzio partecipe dei presenti a spingerlo. Ricorda don Ugo, il suo essere sempre presente, la sua voglia di studiare e rendere sempre più partecipi i fedeli, del fatto che il suo stesso cognome sia esplicativo, avendo Zaccaria il significato di “il Signore Ricorda”. Soprattutto, don Ugo ha sempre dato tutto senza chiedere nulla. Nemmeno alle 16 la funzione è terminata. Poi il feretro la riparte per l'ultimo viaggio: a Salvatonica.
Alessandro Bassi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
