«Contro di me solo pregiudizi»
La replica di Sgarbi alla direttrice Anna Stanzani «Cara collega, veda la mia mostra e se ne pentirà»
di VITTORIO SGARBI
Gentile direttrice,
sono lieto che, dopo un lunghissimo e inspiegabile silenzio, lei mi scriva. Preciso che siamo tutt'ora colleghi e che io conosco il suo lavoro perché l'ho fatto, e sono stato per un anno Sovrintendente speciale del Polo museale di Venezia. Ho visto in questi anni decine di volte il nostro collega Francesco Scoppola, che mi ha concesso la sua considerazione e la sua stima, e non avrebbe mai firmato un appello contro di me, insultante, offensivo, menzognero e aprioristico. Io non le rimprovero la libertà di espressione ma la disinformazione, a partire dal mio pieno accordo con il suo Sovrintendente. Le faccio osservare che lei, firmando quell'appello, ha firmato soprattutto contro di lui che, indipendentemente da me, aveva una intesa con il presidente dell'Accademia di Belle Arti e presidente di Genus Bononiae, Fabio Roversi Monaco, per sostenere la Pinacoteca Nazionale di Bologna anche con i da lei tanto auspicati finanziamenti, essendo disponibile a ospitare la “Santa Cecilia” di Raffaello mentre sono in corso i lavori nelle sale che la ospitano. Aggiungo che, in continuo dialogo con il suo Sovrintendente, per la mostra “da Cimabue a Morandi” (che, non diversamente da quella su Giovanni da Modena), “mostra” opere provenienti da chiese e musei, sono state chieste alla Pinacoteca Nazionale di Bologna solo due opere, e che, lungi dal considerare quella Pinacoteca (come Benati, lei e i numerosi firmatari inconsapevoli ritenete), «mero deposito da cui chi ha potere attinge», essa è una delle due sedi della mostra, in un rapporto di tensione e di intenzione propositive,del tutto ignorato nella precedente mostra sulla “Ragazza dall'orecchino di perla”. In contrapposizione con la quale la mia mostra, piena di opere sconosciute o poco viste di scuola bolognese, è stata concepita. Da statale a statale, le ricordo che ho contribuito all'arricchimento delle collezioni della Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara, facendo acquistare un dipinto di Tiziano che poteva utilmente essere esposto alla mostra di Bastianino, visto che lei fa un richiamo al pittore veneziano.
E, non meno di lei, da ferrarese conoscitore della pittura ferrarese, che ho collezionato con impegno, ho lavorato, ben al di là del mio modesto stipendio, «mettendoci gratuitamente cervello, tempo, idee, studi e passione», da lei ignorati. Ho condiviso l'impegno per belle mostre con colleghi statali e altrettanto pieni di entusiasmo e di intelligenza, ed ho avuto rapporti fecondi con Eugenio Riccomini che, invece di firmare contro di me, ha scritto una bella e lusinghiera introduzione per l'esposizione della mia collezione a Milano e a Osimo.
Alcuni dei quadri, che lei non conosce, vedrà alla mostra “da Cimabue a Morandi” contro la quale lei ha firmato un appello proposto da un mercante d'arte mascherato da professore universitario e in stabili rapporti con altri mercanti. Non mi sembra un buon modo per cercare aiuto e per chiedere sostegno a un collega che lavora in stretto contatto e condivisione di idee con il suo Sovrintendente. Questa non è libertà di opinione, ma arbitrario pregiudizio.
Per farle un esempio, a palazzo Grimani a Venezia, Museo nazionale molto meno importante della Pinacoteca di Ferrara, sono arrivato a portare fino a mille persone al giorno. Ho curato mostre, fino all'ultima a Fabriano, che lei cita, esponendo artisti appartati e sconosciuti, e avrei ottenuto con i suoi stessi finanziamenti un risultato positivo anche con Bastianino, chiedendo dieci disegni di Michelangelo a casa Buonarroti, e cercando testimonianze che ne accrescano la conoscenza. Resta indubitabile, come lei stessa ammette, che un dipinto di Bastianino della mia Fondazione, proveniente dalla chiesa di San Benedetto, da lei ignorato, e conosciuto da pochi, sarebbe stato un utile contributo alla migliore conoscenza del pittore. Vedo che per il resto siamo d'accordo, e mi dispiace che la Pinacoteca di Ferrara abbia i problemi che lei ha indicato; ma le ricordo che, fino a non molto tempo fa, il Direttore generale per la valorizzazione era il ferrarese Mario Resca che avrebbe certamente potuto, e credo voluto, mostrarsi utile alla sua città, favorendo la ristampa del catalogo, imponendo un punto vendita, ottenendo, se richiesti, computer da sponsor, e chiedendo al Comune una migliore segnalazione della Pinacoteca. Non so se io potrò essere utile, ma certamente, dopo la sua lettera, farò di tutto perché il direttore generale Scoppola (che diversamente da lei mi ha chiesto subito suggerimenti, e che non è Zdanov) sostenga la Pinacoteca nazionale di Ferrara. Per quello che sta in me, da collega, spero di incontrarla.
Per esempio, a Bologna, alla mostra “da Cimabue a Morandi”, vedendo la quale, credo, avrà ragione di pentirsi.
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