Il vento danneggia il presepe sull’acqua
A Comacchio la compagnia “Al Batàl” ha dovuto ripristinare le coreografie dopo le violente raffiche di questi giorni
COMACCHIO. Dopo il furto del Bambin Gesù e dell’asinello delle scorse edizioni, quest’anno il magnifico presepe sull’acqua A Comacchio, allestito dalla compagnia teatrale dialettale “Al Batal” nella nuova location tra il vicolo del vecchio ospedale e via Buonafede, è stato messo a dura prova dal forte vento.
“A vulè vie tut al prasapi”, scriveva nei giorni scorsi il fotografo Lidio Luciani a margine di un suo scatto postato sulla pagina Facebook di Luigi Bellini, vicepresidente de “Al Batàl”, ma in men che non si dica gli infaticabili attori della compagnia dialettale hanno ripristinato tutta la coreografia, per consentire ai visitatori di andarlo ad ammirare sino al 6 gennaio. «Siamo riusciti a mettere tutto a posto – spiega Bellini -, dopo che si era rovesciato tutto il baldacchino che sorreggeva una decina di pannelli realizzati dall’artista Albino Scarletti, i quali costituiscono la coreografia del presepe, riprendendo un’ampia panoramica dell’architettura comacchiese e delle valli com’erano un secolo fa anni fa».
«Avevamo posizionato dei pesi con sacchi pieni di sabbia, - prosegue -, ma la forza impetuosa del vento ha fatto cadere tutto il muretto. Ora abbiamo messo dei tiranti di rinforzo».
Per chi ancora non lo avesse visto, il presepe tradizionale, sprovvisto solo dell’asinello rubato due anni fa, integrato con scene di vita quotidiana di una volta, dal cogollo con i pescatori in una postazione di pesca in valle, alla pira di pali, dalla graticola illuminata dal fuoco (finto) sulla quale si abbrustoliscono anguille e polenta, sino a reti e batane che affiancano l’umile capanna della natività, può rappresentare un’occasione per scoprire elementi della tradizione comacchiese, calate in uno scorcio monumentale unico. Tra la parete posteriore dell’ex-ospedale settecentesco degli Infermi ed il canale che attraversa via Buonafede sorge questo presepe, abbellito da oltre dieci metri di immagini dipinte da Scarletti, in omaggio a Comacchio e al suo paesaggio. «Colgo l’occasione per lanciare una proposta al sindaco e all’assessore alla cultura – aggiunge Bellini-, visto che Scarletti ha già abbellito con i suoi pannelli le pareti interne del cortile di Palazzo Bellini. Si potrebbe fare altrettanto coprendo il muro degradato di via Pescheria, che dal museo del carico della Nave Romana arriva al Trepponti».
«Noi di “Al Batàl” saremmo ben contenti di dare una mano a Scarletti, per recuperare quel muro con scene di vita di valle dipinte. Speriamo che questa idea possa essere accolta», ha concluso Bellini.
Katia Romagnoli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
