Ferrara con Bologna, ma tra mille dubbi
Le prime risposte dei cittadini al quesito sulle aree vaste lasciano sullo sfondo altre opzioni, come il legame con Ravenna
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FERRARA. Decisamente più Bologna che Ravenna, ma anche una rivendicazione di piena autonomia estense riaffiora qua e là. La discussione tra i ferraresi circa il futuro della nostra provincia, tra disegni di Area Vasta e Regione Emilia-Romagna rinnovata dopo le elezioni, fatica a decollare.
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Tra i perplessi c’è Enzo Foschi: «Tutta questa riforma delle istituzioni mi sembra un gran pasticcio – premette l’uomo, a passeggio in corso Martiri della Libertà -. La situazione è molto incerta e quindi si potrebbe andare verso la soluzione più scontata, ovvero la fusione con Bologna». Passo che rimane inespresso e indefinito nelle sue conseguenze, su questo punto la confusione sotto il cielo è massima. «C’è pericolo che Ferrara perda la facoltà di Medicina? Non so, anche per questo motivo ci penserei per bene, almeno tre volte, prima di firmare l’unione con altre realtà. Perché non provare ad andare avanti da soli?», si chiede Bruno Sperti.
Di fianco a lui, Gianni Bruschi, nota che la provincia già adesso è tutt’altro che unita. «L’area di Cento – osserva l’anziano – sta più dalla parte di Bologna e Modena, mentre Comacchio va verso Ravenna. Forse ci sarebbe più da preoccuparsi per trovare un modo di tenere assieme queste tendenze». Altre soluzioni come la convergenza costiera con la Romagna, quella culturale con Mantova, o quella extra Po con Rovigo, non sfondano. «Per me – spiega Maria Chiara Bottioni, 33 anni - la fusione con Bologna potrebbe dare più vivacità alla nostra città, avvicinarla al fulcro dell’Emilia Romagna. Altre ipotesi? Difficile poterle prendere in considerazione, piuttosto Ferrara rimanga autonoma».
Nei giorni scorsi è circolata l’ipotesi di un organizzare un referendum, in modo da consultare i cittadini sulle scelte da intraprendere in futuro. «Sono scettico – confessa Paolo Reale, operaio 50enne -, già si fa fatica a portare alle urne la gente per le elezioni, figuriamoci per un quesito come questo, in tempi in cui si fa fatica a trovare da lavorare. La mia idea? Forse Bologna è la soluzione giusta, dato che Ferrara in fondo è già una sua periferia».
Non affrettare le conclusioni è la via suggerita da Isabella Scaramuzza: «Anche perché – aggiunge – ancora vedo che i dipendenti della Provincia non sanno cosa sarà del loro futuro, quindi la vedo difficile».
Altro tassello che compone il puzzle: il fatto che tuttora non si sappia bene quali saranno le deleghe affidate dalla Regione ai nuovi enti da configurare. «Quindi è pure complicato dire con chi ci dovremmo unire – dice Moreno Bottoni -. Non vorrei comunque che mentre Modena va con Reggio e la Romagna trova una su unità, Ferrara rimanesse con il cerino in mano, costretta alla fine ad andare con Bologna con il ruolo di “sorella minore”. Poi chi ci garantisce che i servizi non diminuiranno?».
Fabio Terminali
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