Batane distrutte, il cerchio si stringe
Comacchio, i carabinieri starebbero seguendo piste che portano al mondo degli stessi cacciatori ma anche agli animalisti
COMACCHIO. Proseguono, sotto stretto riserbo, le indagini dei carabinieri di Comacchio per fare luce sui due gravi episodi che, intorno alle 22 di sabato scorso, hanno provocato la distruzione di 7 batane (cinque sono state incendiate e due sfondate da pesanti massi), utilizzate dai cacciatori di valle.
Gli inquirenti in queste ore stanno raccogliendo le denunce e stanno sentendo numerosi cacciatori, che praticano l’attività nell’azienda valliva particolare di caccia nelle valli di Comacchio.
La pista più accreditata resta quella dello screzio e delle rivalità nel mondo della caccia.
Rino Beltrami, esponente del direttivo di Enalcaccia, dopo aver recuperato i frammenti carbonizzati della batana, che impiegava per raggiungere le due tine all’altezza degli appostamenti di caccia denominati “rinfreschi” e “sorbara in campo”, si lascia andare ad un amaro sfogo: «Solo una mente malata può aver fatto quelle cose. Non è il modo di portare avanti un’idea – commenta Beltrami -, perché le cose si affrontano con il dialogo, il buon senso e la buona volontà».
Serpeggia ancora in queste ore l’ipotesi della chiusura anticipata della stagione venatoria in valle, con sei giornate di anticipo, già ventilata in passato dopo casi analoghi. Prosegue Beltrami: «Se l’obiettivo degli animalisti è far chiudere la caccia, forse lo hanno già raggiunto. Faccio fatica a pensare che sia stato un cacciatore. Che interesse avrebbe avuto, visto che non ammazziamo niente, perché non c’è più selvaggina?».
Intanto giovedì e domenica, salvo provvedimenti di interruzione della stagione, i cacciatori potranno ripercorrere con le loro batane il tragitto in valle necessario a raggiungere le tine, nelle quali praticano l’attività di caccia. Secondo il calendario venatorio l’accesso è consentito dalle 4 alle 17, con cessazione dell’attività alle 16.
Chi ha appiccato il fuoco alle batane dislocate lungo l’argine di Stazione Foce e chi ha distrutto con grossi macigni il fondo di altre due batane adagiate sulla riva di Stazione Umana, si ritiene che abbia agito a colpo sicuro, dato che i cacciatori sarebbero andati non prima delle 4 del mattino in valle.
«Una batana in legno di pioppo o faggio non verniciata – conclude Beltrami – costa circa 1.400 euro e io ne acquisterò un’altra, perché la mia è una passione e noi non vogliamo distruggere, ma salvaguardare la nostra storia ed il nostro territorio». Massimo Medri, presidente dell’Ente di gestione per i parchi e le biodiversità – Delta del Po, riferisce che «mercoledì, dopo le festività, faremo il punto della situazione, ma prima di assumere ogni decisione attenderemo l’esito delle indagini».
Katia Romagnoli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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