Grattacielo sì o no? Nel sondaggio on line vincono i demolitori
Oltre l’81% dei votanti ha scelto l’opzione più drastica Ma tra i residenti non manca la fiducia: risanare si può
Se quella dichiarazione, ormai una pagina di storia locale, Giorgio Bassani l’avesse fatta oggi il suo giudizio probabilmente sarebbe stato condiviso da una parte consistente dell’opinione pubblica ferrarese. A suo avviso il «famigerato Grattacielo», come lo additò lo scrittore nel corso di un lungo e appassionato intervento pronunciato nel 1962 a Palazzo municipale, era un «ignobile casone» da far «saltare». Ieri oltre l’80% dei lettori della Nuova Ferrara che hanno partecipato al sondaggio on line sul futuro del più grande e discusso condominio della città si è detto d’accordo con l’ipotesi della demolizione lanciata come provocazione dal presidente dell’Ordine provinciale degli architetti, Diego Farina. Il dato, raccolto alle ore 17, è ripartito su una platea di 645 votanti. Alla domanda “Grattacielo da abbattere. Sei d’accordo?”, hanno risposto sì 526 lettori (81.55%) mentre l’opinione contraria è stata espressa da 108 difensori delle due torri (16.74%). Altri 11 voti, l’1.7% del totale, sono confluiti sull’opzione “Non lo so”. In queste settimane la Nuova Ferrara ha ospitato molte opinioni sul tema. Oltre al testo bassaniano messo a disposizione dalla Fondazione Bassani, le pagine della cronaca cittadina hanno ospitato l’infuocato giudizio del critico d’arte Vittorio Sgarbi («un insulto fatto in un’era di barbari alla città di Biagio Rossetti») e quello severo del presidente di Italia Nostra, Andrea Malacarne («potrebbe essere demolito parzialmente o totalmente ma non è recuperabile in altro modo»), ma anche le posizioni più moderate dell’assessore all’Urbanistica, Roberta Fusari, dell’architetto Daniele Pini e dello scrittore Roberto Pazzi, molto più disponibili a prendere in considerazione l’idea di tentare una riqualificazione del complesso edilizio e del quartiere che lo circonda. Un’ipotesi che piace anche al comico Gianni Fantoni e al docente Gian Andrea Pagnoni, uno degli investitori che ha deciso di scommettere sul recupero delle torri cittadine. Ieri è stato uno dei residenti, Maurizio Rossi, ad aggiungere il suo parere che non si discosta molto da quello di Pagnoni. «Credo che modificando la tipologia dei residenti si possa raggiungere un risultato utile e anche molto meno costoso per la collettività - è il commento di Rossi - Per risarcire i proprietari degli appartamenti da svuotare e consentire la demolizione bisognerebbe prevedere un esborso importante, forse 20 milioni di euro. Chi ce li mette? Io credo che l’alternativa sia quella di agevolare l’ingresso di studenti e di altre tipologie di affittuari in grado di sostenere il costo delle utenze, e su questo punto dovrebbero impegnarsi in particolare i proprietari di alloggi che non vivono nel Grattacielo». Anche se «non mi nascondo - conclude Rossi - che non si tratta di un’impresa facile. Abbiamo appena riportato il riscaldamento negli appartamenti, ora bisognerà pensare agli ascensori...». Diego Farina, l’architetto che ha innescato il dibattito conferma la sua «provocazione, perché il risanamento di quel quartiere è ormai una necessità. Ma non si può isolare la questione Grattacielo da ciò che gli sta intorno. Resto dell’opinione comunque che tra le varie possibilità non si possa affatto scartare a priori quella di demolire l’edificio».
Gioele Caccia
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