Un premio per Unife dal nuovo sistema di assegnazione fondi
I nuovi criteri riconoscono più risorse a chi è più efficiente Secondo il Sole 24 Ore, a regime, Ferrara riceverà più soldi
Mostrare i muscoli e avere più studenti iscritti all’anno accademico può essere un indicatore della capacità di richiamo di ogni ateneo ma col nuovo sistema di ripartizione dei fondi statali non sarà sufficiente per ottenere anche più soldi. Uno dei parametri rivalutati infatti riguarda il numero di studenti in corso. «Abbiamo già ottenuto un primo riscontro positivo dal nuovo sistema a fine 2014 - conferma il rettore di Unife, Pasquale Nappi - e nel 2015 ci attendiamo un ulteriore incremento del risultato economico». Nappi ieri mattina stava attendendo l’aereo per rientrare a Ferrara dalla Sicilia e non aveva ancora avuto il tempo di leggere il Sole 24 Ore, che ha iniziato a pubblicare tabelle basate sui nuovi criteri di ripartizione delle risorse.
Un sistema rifedinito nel dicembre scorso attraverso la pubblicazione di specifici decreti la cui applicazione riserva già alcune sorprese rispetto al passato. Il finanziamento statale, oltre 6 miliardi di euro, viene suddiviso in due grandi capitoli: la parte premiale, calcolata sulla base dei risultati ottenuti da ogni ateneo nella ricerca e nella didattica, e la cosiddetta quota base che tiene conto dei costi standard (docenti, attività didattiche e servizi aggiuntivi) rapportati al numero di studenti in corso, che rappresenta la parte più consistente del fondo. Il nuovo sistema fissa una serie di step che accompagnano l’entrata a regime della nuova modalità di conteggio. Nel 2014 è stato distribuito il 20% della quota base (1 miliardo a livello nazionale), un valore che raddoppierà quest’anno (il 100%, ricorda il Sole 24 Ore, sarà raggiunto nel 1018). Dai dati estrapolati risulta evidente che non sempre la “potenza” dell’ateneo viene premiata. Anzi, veri e propri colossi, come la Sapienza di Roma, secondo i dati pubblicati dal quotidiano economico che ha calcolato l’effetto del nuovo sistema a regime, perderanno risorse. Ferrara invece potrà contare - sempre a regime - su 3.7 milioni in più (+6.1%). Questo significa che, a partire dal 2014, se l’ateneo ferrarese riuscirà a mantenere l’attuale livello di ‘efficienza’, Unife vedrà progressivamente crescere la quota di fondo incassato in base ai nuovi costi standard fino a totalizzare quasi 4 milioni in più all’anno. Ma, come si può intuire, si tratta di un meccanismo che tende a spingere gli atenei a contenere i costi e a raggiungere determinati standard di efficienza, innescando quindi una sorta di gara per migliorare le performance amministrative e incrementare il numero di studenti in corso. Nella “griglia” proposta dal Sole 24 Ore Ferrara se la cava un po’ peggio dei cugini di Modena-Reggio Emilia (5.8 milioni in più a regime con un +8% rispetto al fondo ripartito col vecchio criterio della spesa storica). Ma meglio di Parma (1.3 milioni, +1.3%), di Bologna (-16.9 milioni, -5.6%) e di Padova (0.4 milioni, +0.2%). In cima, a vedersi riconoscere molte più risorse che in passato, ci sono università come quella di Chieti e Pescara (35.2 milioni in più, +54.6%) e Torino (30.4 milioni, +15.6%).
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