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Ventidue disoccupati scrivono ai loro 6 sindaci

Ventidue disoccupati scrivono ai loro 6 sindaci

Dalla Italricambi di Mirabello a Gaiba dopo il terremoto: da luglio sono in cig ma non hanno visto un soldo

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L'11 luglio 2014 tutto sembrava ancora recuperabile. Il lavoro era tanto e per portare a termine le consegne nei tempi previsti era necessario fare anche gli straordinari. E proprio uno degli operai che la mattina dopo, un sabato, avrebbe dovuto recarsi con altri in fabbrica, ricevette una chiamata: «Domani niente straordinario, inizia la cassa integrazione» da allora il nulla. E' l'amara storia raccontata da alcuni operai della Italricambi Spa (sede e stabilimenti a Cividale del Friuli) con una unità operativa anche a Gaiba nel rodigino. Nello stabilimento lavoravano 22 persone, tutte ferraresi. La fabbrica fino al maggio 2012 si trovava a Mirabello ma dopo il terremoto, l'azienda fu costretta a delocalizzare per continuare l'attività. Dallo scorso luglio i lavoratori sono in cassa integrazione e oltre a non percepire alcuna copertura da ammortizzatori sociali, non hanno mai nemmeno visto né ricevuto alcun tipo di documento che attesti la loro posizione di cassaintegrati. Anche il sindacato, Fiom-Cgil di Rovigo, sembra non avere risposte da dare ai lavoratori che nelle scorse settimane hanno deciso di scrivere una lettera ai sindaci dei loro comuni di residenza: Bondeno, Mirabello, Ferrara, Sant'Agostino, Vigarano Mainarda e Gaiba.

«Speriamo di riscontrare interesse - spiegano alcuni lavoratori - Magari un loro intervento sarebbe utile per smuovere un po' le acque».

La situazione dell'azienda è complessa e articolata: nell’ultimo periodo si sono succedute diverse gestioni, ma la crisi di liquidità - impuata ancher a trasferimenti di denaro all’etsero sui è aperta un’inchiesta penale - ha indotto il curatore fallimentare a dichiarare il fallimento della società. Dal Friuli (dove gli addetti erano una settantina) in giù tutti sono rimasti senza lavoro e causa della chiusura di tre stabilimenti produtivi.

«Dopo il sisma del maggio 2012 - si legge nella lettera -, la società ha delocalizzato per questioni logistiche e di produzione ma dopo il trasloco l'attività non è mai ripresa a pieno regime e per questioni economiche-giudiziarie a maggio 2014 l'azienda è stata dichiarata fallita, sebbene avesse un portafogli ordine di assoluto rispetto, ed è passata in carico ad una curatrice fallimentare».

La prima asta fallimentare si è svolta a dicembre ed è andata deserta, la seconda dovrebbe tenersi a giorni ma le speranze che si chiuda con successo sono poche. «Pare che ci sia qualcuno interessato a investire o a rilevare l'attività - spiegano alcuni operai - ma sono soltanto voci. Molti di noi ormai si trovano alle corde. Ognuno ha la propria storia, la propria vita, le proprie famiglie; restare per sei mesi senza percepire un euro non è una passeggiata". Ma torniamo alla lettera: "Per circa due mesi (da maggio a luglio) l'azienda è stata "affittata" dalla curatrice ad un gruppo milanese, al quale l'11 luglio 2014 la curatrice ha revocato il contratto d'affitto e noi dipendenti dal 12 luglio 2014 siamo stati posti in Cigs. Nessuno ad oggi - si legge - sembra in grado di fornirci qualche documento ufficiale comprovante questa situazione e dalla stessa data (12 luglio) non abbiamo percepito nessuno stipendio e nessuna copertura remunerativa da ammortizzatori sociali e non sappiamo nemmeno quando potremo riceverla… e (a questo punto) se la riceveremo…".

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