Stellata, impegno per il nuovo doposcuola
STELLATA. Il doposcuola di Stellata ha avviato, da qualche tempo, una nuova gestione. Con basi scientifiche che sostengono la validità delle attività proposte, coordinate da Ettore Campi, e...
STELLATA. Il doposcuola di Stellata ha avviato, da qualche tempo, una nuova gestione. Con basi scientifiche che sostengono la validità delle attività proposte, coordinate da Ettore Campi, e caratterizzata «dall'impegno che ogni attore - spiegano dal doposcuola - ha messo in essere per far fronte a problemi, non sempre nuovi, che tutti sono determinati a risolvere al più presto. Un territorio che investe nella scuola e nell'educazione dei figli ha già in sé le ragioni del successo, che risiedono anche nelle forze profuse dall'intero paese». Stefania Borgatti, dirigente dell’Ic Bonati, ritiene il progetto «un chiaro esempio di applicazione dei principi di sussidiarietà e integrazione pubblico-privato: Stato e territorio (ente locale, volontariato, enti privati), si sostengono per favorire non solo la sopravvivenza, ma pure la crescita di una comunità». L'assessore Francesca Poltronieri, ricorda come il Comune sia stato subito in prima linea, con le associazioni, credendo «nelle scuole frazionali. Non abbiamo chiuso alcun plesso, anzi, abbiamo continuato a investire su edifici e servizi». E l’assessore Marco Vincenzi ricorda come nel plesso stellatese si sia agito per rendere ancor più sicuro l'edificio, «con l'incatenamento dei muri portanti, pur essendo stato, l'edificio, dichiarato agibile dopo il sisma. Si è proceduto al rinforzo del vano scala interno, all’installazione della scala antincendio, alla tinteggiatura interna». Loris Calori, presidente di Stellata '97, sottolinea il sostegno del volontariato: «Credo che le difficoltà che abbiamo di fronte (si tratta di reperire le risorse necessarie) non siano tali da farci indietreggiare, anzi, se tutti remiamo nello stesso verso riusciremo come sempre a dimostrare la validità del progetto». In cui crede anche la parrocchia, con don Luciano Domeneghetti che spiega che le attività in campo «sono frutto di una tenace collaborazione tra genitori dei bambini, volontari, associazioni e parrocchia: solo così si genera una comunione operosa che può tendere a cercare il bene comune». (mi.pe.)
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