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il commento

Certamente tutta nostra è la satira

La fiaccolata davanti all'ambasciata francese in Italia
La fiaccolata davanti all'ambasciata francese in Italia

La retorica benefica dei cartelli nelle piazze ritrova un altro cardine arrugginito della sgangherata Europa: l’identità

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Satura quidem
tota nostra est
(Certamente
tutta nostra è la satira)

Quintiliano
I secolo dopo Cristo


È quel “tutta nostra” dell’autore latino a dimostrare come la satira sia una prerogativa dell’Occidente, un carattere della cultura europea. Il genere letterario, che deriva il suo nome da una piatto colmo di primizie nella Roma di Lucilio, Orazio, Persio, Giovenale, nei secoli è diventato un cardine della libertà di espressione. Saldata dall’Illuminismo, da Voltaire, dalla Rivoluzione Francese. Da noi dissacrare è il diritto di esprimere un’opinione - anche demolente e urticante - mentre in altre parti del mondo è considerata profanazione e sacrilegio.
Così che una vignetta, cioè una risata, può scatenare violenza estrema, carneficina, guerra. Così che un disegno (l’idea) può meritare vendetta (la morte) in nome di Dio. Nel Medioevo certe scenette dipinte con rapidità e ironia erano incorniciate da tralci di vite, da cui il nome vignetta. Tremo nel pensare che su questi centimetri di pensiero disegnato alcuni abbiano scatenato un giudizio universale.

Scrivo che tutti coloro che sventolano il subpensiero per il quale i vignettisti francesi avrebbero esagerato, se la sarabbero andata a cercare, che avrebbero comunque offeso il buon Allah e il sentimento dei muslìm, non hanno misura. Sono potenzialmente soggetti alla sottomissione, non solo all’Islam fondamentalista, ma a qualsiasi timore, prevaricazione, omicidio, liberticidio.


Oriento questa mia riflessione sulla strage di Parigi in un solco di riverberi culturali per intuire quanto il problema sia intimamente nostro. Je Suis Charlie Hebdo, cioè Charlie sono io, è ciascuno di noi. Il libero citoyen (cittadino) più gli altri con la stessa intonazione sono il principio della convivenza nella democrazia.
La benefica retorica dei cartelli esibiti nelle piazze, sul web, sulle prime pagine dei giornali, e della raffica degli approfondimenti, ritrova un altro cardine arrugginito della sgangherata Europa: l’identità. Sopraffatta dalla concentrazione sulla crisi economica, sullo spred e le troike, dalla decadenza e l’indolenza della politica, l’identità è il collante vitale della Ragione che affonda nel chissà quando. Siamo sfiniti.


Gli italiani per primi avendo già ricominciato a ri-blaterare dei loro funesti e modesti problemi. Siamo sfiniti, non per una tensione razziale, un ideale continentale, ma per tutelare il primato della libertà. La quale non ha, non può avere declinazioni diverse dalla nostra. Ce n’è una sola.
Radici nostre, ben dopo e ben prima del citato Quintiliano. Il primo nome del periodico insanguinato, che tutti ora si sforzano di pronunciare in buon francese, ha a che fare con i celebri Peanuts di Charles Monroe Schulz, precisamente Charlie Brown. Il secondo nome invece, Hebdo, è la contrazione di ebdomadario: parola d’antiquariato che significa semplicemente settimanale, dal greco antico ebdomàda, settimana. Il caso ha preteso che nel nome del periodico satirico si siano concentrati la conta del mondo antico e il segno psicologico contemporaneo.


Lasciatemi ancora questa libertà di perlustrazione. Anche la strada dov’è la redazione di Charlie evoca la Francia delle invenzioni, l’Europa dell’ingegno, le nostre cucine: rue Nicolas Appert. Onora colui che fra Sette e Ottocento affinò la tecnica della conservazione dei cibi attraverso la loro bollitura in un contenitore ermetico, cioè il bagnomaria sofisticato. Grazie ad Appert l’umanità si è nutrita, il continente esibisce le sue conserve, marmellate, composte, passate. Sono irridente rispetto alla strage e al lutto? Credo di no, perché questa è una maniera per concentrare l’“io sono Charlie” e il “noi siamo Charlie” nei luoghi comuni della nostra appartenenza, nell’amalgamante e incompleto bagnomaria d’Europa.


Ancora l’occhio e la brama della perlustrazione portano oltre l’ideale confine culturale, ma pure confessionale e religioso occidentale. Perché sarebbe insufficiente e ingiusto motivare noi e non esaminare loro, i musulmani. Fra i 99 Nomi di Allah (il centesimo è impronunciabile perché inesprimibile, e perchè Dio è ìmpari), ne compaiono alcuni strepitosi: Ar-Rahîm Il Compassionevole, As-Salâm La Pace, Al-Wadûd L’Amorevole, Af-Ra'ûf Il Dolcissimo.


Nella raccolta dei detti del Profeta, nel capitolo dedicato al Prezzo del Sangue ci si deve soffermare su questa testimonianza: “Abd Allah - sia soddisfatto Iddio di lui - raccontava che il Profeta - Iddio lo benedica e gli dia eterna salute - aveva detto: Nessun uomo mai sarà ucciso senza che una parte della colpa ricada sul figlio primogenito di Adamo”. Tutta colpa degli uomini, caro Charlie.


Stefano Scansani
s.scansani@lanuovafe
 

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