Le coop di Goro: per le feste meno cari il pesce e le vongole
La decisione è stata presa per andare incontro alle famiglie E il consumo è aumentato. I pescatori: un buon segnale
GORO. Circa 800 milioni di euro spesi per acquistare il pesce durante tutte le festività del Natale, con il giorno della vigilia che ha fatto registrare il consumo più elevato dell’anno. È quanto annunciato nelle settimane scorse dalla Coldiretti ed il dato è confermato dai rappresentanti delle cooperative della pesca di Goro. «Il 2015 si apre con positivi segnali di recupero il consumo di prodotti ittici sulle tavole - dicono i pescatori - e questo anche grazie ad una politica mirata che è stata portata avanti in questi mesi». Per favorire il consumo di pesce, andare incontro alle famiglie e dare quindi segnali importanti, «abbiamo deciso di abbassare (o meglio, di non aumentare) i prezzi durante le festività - vanno avanti dalle cooperative - che sono rimasti sui 3 euro al chilo all’ingrosso. Questo ha favorito le vendite e per fortuna il pesce è tornato a farla da padrone sulle nostre tavole. Certamente non possiamo andare avanti così...». Mercoledì sera i soci delle cooperative si sono dunque nuovamente incontrati ed hanno deciso di riportare i prezzi a regime. «Non possiamo farcela altrimenti, le spese sono altissime per noi. Basti pensare che ogni realtà qui a Goro ha sborsato in media 800mila euro per la sabbia nelle concessioni, ci siamo autotassati per l’escavo del canale e in più ci sono tutti i normali costi di gestione che vanno dal carburante ai dipendenti». Ciò non toglie che «potremmo pensare a intervenire quando la gente ne ha più “bisogno”, nel senso di iniziare a invertire la tendenza: nei periodi di maggiore richiesta calmierare i prezzi, perché tutti hanno diritto a mettere in tavola, almeno nei periodi dove più di altri si deve “condividere” i nostri prodotti». E anche se l’anno è iniziato con una piccolissima lucina all’orizzonte, la situazione del settore pesca non è certo delle più brillanti. I dati a riguardo non lasciano dubbi: negli ultimi dieci anni l’occupazione è scesa del 40%, la redditività delle imprese è diminuita del 31%, mentre i costi di produzione sono aumentati del 53%.
«Dal caro gasolio alla mancanza di strategia da parte dei governi che si sono succeduti, dalla spietata concorrenza di Paesi poco regolamentati alle stringenti regole provenienti da Bruxelles, sono molte le ragioni che sembrano aver portato la pesca italiana ad imboccare un vicolo cieco. Occorre un cambiamenti radicale, un fronte comune per uscire dalla crisi che attanaglia il settore - concludono - I nostri figli devono poter vivere e vivere bene di quello per cui noi oggi abbiamo le spalle piegate. Fare i pescatori è sempre stato difficile. Oggi potrebbe diventare impossibile».
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