«I piccioni all’ospedale Sant’Anna una vera emergenza sanitaria»
Carogne di colombi a decine in tutta l’area, ecco perchè è stata installata la voliera sopra i tetti E dopo le catture, uccisione o liberazione. Ma scattano verifiche sui metodi usati per sopprimerli
All’ospedale di Cona si contano a decine le carogne di piccioni morti, trovati e recuperati nei più svariati posti, scale antincendio, cavedi di finestre, punti e cortili ciechi della struttura: i piccioni ci sono nell’area dell’ospedale, non dovrebbero esservi ed è per questo che la loro presenza rappresenta una vera e propria emergenza sanitaria, che gli animalisti sembrano voler sottovalutare (o ignorare) e che l’ospedale Sant’Anna ha deve e ha voluto risolvere con le voliere autocatturanti poste sul tetto e poi l’abbattimento di colombi ammalati o la liberazione di quelli sani.
Questa la risposta diretta e chiara che arriva dal Sant’Anna sul perchè delle voliere, in risposta alla petizione (in diversi punti imprecisa, vedi qui a fianco) che sta girando in questi giorni e firmata da oltre una 50ina di animalisti nella casella mail del nostro giornale. Ma non c’è solo pacatezza nelle risposte dal Sant’Anna, che diventano provocatoriamente domande: «Gli animalisti vogliono che non si catturino i piccioni? Che questi rimangano qui a smerdare tutto e trasmettere ogni patologia infettiva possibile e trasmissibile? E cosa diranno questi animalisti nel caso di contagi di pazienti, anche a loro diretti parenti? Che è colpa dell’ospedale?» C’è molta amarezza nelle parole di chi gestisce i servizi interni dell’igiene sanitaria, perchè la strada finora percorsa per risolvere il problema colombi in ospedale, nonostante le critiche degli animalisti, è del tutto legale, corretta, incisiva e priva di qualsiasi rilievo. I dubbi li ha rivelati ieri mattina la dirigente Paola Antonioli, dopo l’articolo della Nuova Ferrara in cui si evidenziava che i colombi catturati non vengono sterilizzati, ma uccisi con diversi metodi, gas e il tirare il collo, e del secondo metodo non erano a conoscenza i servizi sanitari. «Sì, è vero - conferma la Antonioli - non vi è sterilizzazione da tempo e la ditta (l’associazione Aquila onlus, ndr) cui ci siamo rivolti ha installato voliere e quindi i volatili catturati vengono trasferiti nelle loro strutture«. Qui poi abbattuti o liberati dopo l’inanellamento. Ma ai colombi viene tirato il collo, col metodo della «dislocazione cervicale». «Questo fatto - spiega la Antonioli - che avete evidenziato sarà oggetto di chiarimento con il signor Bianchi (titolare dell’Aquila Onlus, ndr). Dobbiamo verificare se questo metodo di intervento è stato comunicato all’ospedale o ai servizi e se questa voce sia stato inclusa nel contratto stipulato». Nel contratto tra azienda ospedaliera e la Onlus Aquila di Bologna per la gestione del depopolamento (cattura e abbattimento) si parla solo di uso di metodi «non cruenti». E sebbene gli animalisti stessi nella adesione alla petizione parlino di «metodi incivili o altro», il tirare il collo (la dislocazione cervicale) è assolutamente legale, autorizzata e, anzi, i tecnici spiegano che è tra i metodi più indolori per l’animale: chiedetelo ai vostri nonni, quando i campagna si tirava il collo ai polli! Bisogna saperlo fare, certo. E le credenziali offerte dalla Aquila Onlus sono le massime che si possano richiedere. Si tratta di ditta specializzata, con attività in tanti altri ospedali o centri commerciali. E Bianchi, ancora sorpreso, taglia corto: «Usiamo solo metodi per il benessere dell’animale».
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