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«Il nuovo segretario lo scelgono gli iscritti non gli elettori Pd»

«Il nuovo segretario lo scelgono gli iscritti non gli elettori Pd»

Calvano lascia e propone le regole della sua successione: congressi aperti non sono previsti. Vitellio? Ottimo dirigente

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Il successore di Paolo Calvano alla segreteria provinciale del Pd sarà scelto dagli iscritti dei circoli, in contemporanea o quasi con le primarie congressuali per il segretario regionale. Lo schema è indicato dallo stesso Calvano, in procinto di dimettersi per occuparsi a tempo pieno del ruolo di capogruppo regionale: la sua intervista è il “rompete le righe” per chi vuole giocare da protagonista in questa partita che, come una matrioska, ne contiene molte altre.

Ormai ci siamo: quando farà partire la corsa alla sua successione?

All’inizio della prossima settimana convocherò la segreteria e gli altri organismo dirigenti del partito, per portare nei giusti ambiti una discussione che altrimenti rischia di giocarsi sulle pagine dei giornali.

Quale sarà il percorso che porterà al nuovo segretario, visto che lei è stato eletto per la seconda volta poco più di un anno fa?

Ci sono due strade percorribili, secondo lo statuto del partito. Si può convocare l’assemblea provinciale formata con il precedente congresso, ed eleggere lì il nuovo segretario. Oppure far votare i circoli e gli iscritti sulle proposte di candidatura. Sono personalmente favorevole al secondo percorso, anche per ridare centralità agli iscritti che magari si sentono un po’ frustrati, visto che vengono chiamati in causa raramente. Il tesseramento potrebbe continuare fino all’ultimo momento, come già successo nel precedente congresso, per poi far confrontare i candidati su idee alternative.

C’è chi pone il problema dell’apertura del congresso ai non iscritti, anche perché si rischia un voto quasi contemporaneo per il regionale che è orientato in questo senso. Lei che ne pensa?

Se qualcuno ha idee del genere, non deve far altro che proporre una modifica dello statuto a livello nazionale: solo in quella sede è possibile introdurre un elemento di questo genere. Lo statuto è preciso su questo punto. Ma aggiungo una cosa.

Prego.

Spero che ci sia il tempo per confrontarsi sugli obiettivi da porre davanti a questo partito, non sui nomi o altro. Ci sono temi fondamentali che avanzano e sui quali il Pd ferrarese dev’essere in grado di elaborare una posizione unitaria e condivisa. Penso all’area vasta e alle alleanze territoriali, alle fusioni tra Comuni, e, soprattutto, a cosa fare per creare lavoro a Ferrara e provincia. Sono questi i temi che vorrei al centro del dibattito congressuale.

Lei è stato per due volte candidato unitario, e il partito ferrarese ha una lunga tradizione in questo senso. Come pensa che andrà stavolta?

Non è detto che lo schema dei miei congressi sia replicabile, stavolta. Non ci si deve preoccupare in caso di confronto tra due o più nomi, l’importante è che i candidati non vengano giudicati in base al... colore degli occhi o dei capelli, ma alle idee. Una previsione? Diciamo che vedo un partito molto vivo.

Non vuole proprio fare nomi?

No, anche perché non vedo ancora candidature sul tavolo. Posso dire che mi aspetto non vengano replicate giochi di mozioni che non esistono più (renziani puri, della seconda ora ecc. ndr), ma non ho dubbi in proposito, e che non ci siano personalismi.

Un nome lo facciamo noi, allora: Luigi Vitellio, il “suo” segretario organizzativo. Di lui che ne pensa?

È riconosciuto da tutti come un ottimo dirigente, a merito di questo Pd si può dire che ha prodotto una classe dirigente seria e capace. Ma più di così non dico, non intendo mettere cappelli su questo o quello e spero nessun altro intenda farlo. (s.c.)

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