Il vescovo battagliero fra 2 Papi (e 2 epoche)
I percorsi della Chiesa, l’Occidente in crisi di valori, l’Islam alle porte Un’antologia di scritti del capo della Chiesa ferrarese, captata online
Per intendere la vicinanza identitaria di Negri a Biffi basta il prologo della riflessione che l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio ha dedicato al rapimento delle due volontarie italiane in Siria: “Ho sempre avuto e ho una grande ammirazione per il cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo emerito di Bologna, perché in molte occasioni è intervenuto su questioni di carattere culturale e sociale, parlando innanzitutto da italiano prima ancora che da cattolico o da arcivescovo. Non per niente il sottotitolo della sua straordinaria autobiografia è ’Confessioni di un italiano cardinale’. Con lo stesso spirito intendo intervenire sulla vicenda delle due giovani volontarie italiane rapite in Siria di cui abbiamo visto l'immagine in questi giorni. È un intervento dettato fondamentalmente dalla preoccupazione di richiamare a tutti i nostri concittadini un evento che mi sembra decisamente emblematico di quello che sta accadendo o che può accadere nella nostra disattenzione, piaggeria, ipocrisia”.
Il lungo articolo è stato pubblicato il 3 gennaio scorso su “La Nuova Bussola Quotidiana”, giornale online sul quale il presule è molto assiduo. Nella circostanza monsignor Negri affronta la situazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo confrontando le loro fotografie prima in libertà e ora nella prigionia. E propone un’analisi fra le due civiltà, cioè fra l’Occidente e il mondo musulmano, con una netta critica a quella politica (“alleata dello scafismo”) che non sa fermare l’arrivo dei profughi:
“Il confronto tra la fotografia delle due volontarie prima della partenza per la Siria e quella resa pubblica in questi giorni è devastante. Sono due mondi assolutamente diversi. Da una parte c’è il mondo di chi era lieto della vita, aveva interessi, valori, capacità di sacrificio e di dedizione, emanava quel sano gusto dell'esistenza e dell'impresa, del tentare, del sacrificarsi, che rappresentano una delle caratteristiche antropologiche fondamentali del nostro popolo. Un popolo che è capace di grandi cose nello spazio dei rapporti personali, familiari e sociali, come dimostra quella dedizione che vediamo tutti i giorni prodigata nei confronti di quanti arrivano sulle nostre coste, sbattuti o strumentalizzati da una perversa politica alleata dello scafismo”.
Monsignor Negri dichiara almeno due sue posizioni caratterizzanti: la vicinanza alla sede bolognese, che prima era retta da Giacomo Biffi e oggi dal cardinale Carlo Caffarra, già arcivescovo di Ferrara-Comacchio, anch’egli legato a don Giussani, conservatore, moralista intransigente. In una recente intervista alla domanda se sia o non sia in linea con il Papa sulla questione della famiglia, Caffarra ha detto chiaro e tondo: “Scusatemi la battuta, avrei avuto più piacere che si dicesse che l’arcivescovo di Bologna ha un'amante piuttosto che si dicesse che ha un pensiero contrario a quello del Papa. Perché se un vescovo ha un pensiero contrario a quello del Papa se ne deve andare, ma proprio se ne deve andare dalla diocesi”. Il porporato ha tagliato corto, cortissimo: “Il dibattito è vero se tutte le voci possono parlare. Io sono nato papista sono vissuto da papista e voglio morire da papista!”. Torniamo a monsignor Negri, che caffarriano lo è: focalizzando il suo commento dedicato al mondo musulmano l’arcivescovo esprime un appello ai più giovani, definitivo:
“Dall'altra parte c’è stata una società a senso unico, unificata negli abiti, nei costumi, unificata da quello sguardo sfuggente perché è lo sguardo di chi ha paura: incombe il nemico-padrone che afferma il suo potere su di noi. Ci pensino bene soprattutto i giovani abituati, addirittura in modo scriteriato, a una libertà di vita, di costumi, di divertimenti, di abitazioni. Ci pensino bene. In un certo contesto finirà presto tutta questa libertà di espressione e comincerà il rigore della prigione, una società fatta prigione come aveva intuito in maniera formidabile Vasilij Grossman in alcune pagine del suo capolavoro ’Vita e destino’”. La conclusione è letteraria. Monsignor Negri è un uomo colto, frequentemente cita e incrocia i contributi di scrittori e filosofi. In una sua riflessione precedente, datata 15 dicembre 2014, sempre pubblicata su La Nuova Bussola Quotidiana, in chiusura richiama Metastasio per dire con lui “L'aver compagno al duol, scema l'affanno”. Se nel primo scritto l’arcivescovo si occupa della minaccia del mondo islamico e delle nostre debolezze; in questo penetra nel cuore del problema odierno. Titolo: “La crisi della Chiesa, il bisogno della santità”. Monsignor Negri non affila le armi, le usa. Nel lungo, vasto, segmentato articolo compie un’azione sconosciuta alla sua attività pastorale ferrarese: critica in maniera sofisticata la Chiesa dall'interno. È evidente che non si esprimere dal pulpito della cattedrale e ai fedeli protetti da Giorgio e Maurelio, ma per una platea di confratelli, per un uditorio preparato, per i suoi lettori, per sostenere una causa o una linea condivisa da ecclesiastici e realtà ecclesiali. Monsignor Negri non ci gira intorno. Afferma che lo “scandalo” della Chiesa oggi è quello d’essere buttata in pasto alla stampa tutta, alle interpretazioni.
L’equazione dell’arcivescovo è semplice: si tratta di manipolazione perché per lui larga parte dell’informazione in Italia è laicista o anticattolica. Dopo il preambolo, Negri afferma che la Chiesa ha bisogno di una identità forte di ragioni, perché senza questa il dialogo con altre realtà o impostazioni è fallimentare. La soluzione del presule, ormai nota, è che “il dialogo è la conseguenza di un'identità, non può essere l’obiettivo. L'obiettivo è l'evangelizzazione”.
Nel lungo articolo il monsignore chiude il cerchio sull’evangelizzazione citando Giovanni Paolo II e Benedetto XVI per sottolineare la “doverosità del giudizio”. E così spiega: “Su questo oggi c'è la crisi. Non è negabile, oggi la cristianità sembra non essere più in grado di dare dei giudizi pertinenti, ma direi di più. Certi settori della cristianità dicono che non è assolutamente necessario dare dei giudizi, anzi che la formulazione dei giudizi rappresenterebbe qualcosa di patologico perché metterebbe in crisi la radicalità e la purezza della fede sporcandola con quelle circostanze di carattere storico e quindi contingenti”. Monsignor Negri non ricorre a giri di parole per spiegare la resa della Chiesa universale e italiana (il suo spirito è italiano alla maniera di Biffi): “La prima implicazione è l'avere alzato bandiera bianca sul problema della vita. Dopo aver combattuto per decenni perché la vita fosse al centro dell’esperienza della famiglia e della società, perché fosse considerata come è, indisponibile a tutti se non a Dio”.
Sempre il capo dell’arcidiocesi ferrarese insiste: “Questo silenzio sulla vita, viene poi ribadito da un silenzio pressoché assoluto su quella che è la follia del ’gender’, cioè la soppressione della differenza sessuale da qualsiasi indicazione naturale, per una restituzione della sessualità alla pura istintualità, con anche la costruzione di progetti educativi in questo senso. Nelle scuole italiane circola un ’progetto amore’, con i riconoscimenti da parte delle autorità scolastiche che devono garantire la buona scuola, progetti che sono demenziali: dove si definisce l'equivalenza maschio-femmina, la compresenza nella stessa realtà personale di due tendenze sessuali che devono essere favorite una dopo l'altra”.
Negri parla di “aspetti di follia che però sono diventati diffusissimi”. Approfondisce ancor più, mette a fuoco, sollecita i colleghi, richiama qui le parole di Francesco per rigettare la richiesta dei “nuovi diritti”: “Ma siccome qui tutti dicono che sono amici del Papa e che portano avanti la posizione del Santo Padre, io vorrei ricordare che papa Francesco nell’incontro con i vescovi italiani il maggio scorso ha detto: ’Siete stati investiti dallo tsunami del gender. E che cosa avete fatto? Nulla’. Francesco ha detto a 250 vescovi italiani ’dovevate giudicare il gender e non l'avete fatto’, che significa anche che non si potrà continuare a rappresentare una Chiesa italiana che non affronti il tema del gender: perché è devastante, sta devastando la coscienza e il cuore del nostro popolo. Il silenzio su questo è espressione di una assoluta mancanza di fede”. Negri è in prima linea. Oggi se Cosmè Tura tornasse a dipingere lo raffigurerebbe come un San Giorgio catafratto alle prese col drago. Catafratto vuol dire in armatura.
Stefano Scansani
s.scansani@lanuovaferrara.it
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