Tasse e crisi, l’immobile ormai non rende più
Ferrara è tra le ‘top ten’ dell’imposizione sulla casa, basso il ritorno del capitale Meglio comunque la cedolare secca. I piccoli proprietari: la piaga è la morosità
Ferrara è una delle città meno convenienti d'Italia per i proprietari di abitazioni da affittare. Il peso del fisco, unito ai canoni poco entusiasmanti che si riesce a spuntare, la spingono in coda tra i capoluoghi di provincia italiani, anche se affittando con la cedolare secca l'handicap territoriale si attenua un pochino. E' quanto emerge da un'indagine del Sole 24 Ore su dati Nomisma, Agenzia entrate e Caf Acli, anche se i proprietari sono prudenti: «Verificheremo bene questi numeri, quando si tratta di tassazione è facile generalizzare. Molti nostri associati - fa presente Alberto Conti, presidente dell’Asspi - preferiscono comunque tenere vuoti gli appartamenti, nonostante la tassazione pesante, piuttosto che darli in affitto ai tanti inquilini a rischio morosità». In regime ordinario il prelievo complessivo, che tiene conto di imposte e spese, il peso del fisco è comunque abnorme: arriva addirittura al 63% (peggio va solo ai proprietari di Alessandria, Bari, Padova, Pordenone, Torino, Verona e Viterbo), con un ritorno sul capitale investito di appena 1,56% (1,78% è la media nazionale, considerata discreta dagli esperti). Il tutto tenendo conto di un canone di 2.724 euro, di parecchio inferiore alla media nazionale che è di 3.572 euro, ma che comunque pone Ferrara al di fuori degli ultimi 17 posti della graduatoria: il peso maggiore della scarsa remunerazione sembra quindi ricadere sulla tassazione locale.
Meglio applicare la cedolare, in ogni caso, visto che in questo caso il canone netto sale a 4.086 euro con una tassazione al 45% (addirittura al di sotto del dato italiano, che è del 42%) ed un ritorno sul capitale del 2,34%, un po' più vicino alla media nazionale del 2,61%. Con questi numeri, però, non è difficile capire perché il mercato immobiliare ferrarese è tanto depresso, viste le difficoltà ad ottenere un adeguato reddito dal mattone. Sotto questo punto di vista è addirittura meglio Rovigo, che in regime di affitto ordinario rende appena 2.241 euro di canone netto medio, ma considerata la qualità degli immobili, consente un ritorno medio dell’investimento superiore a quello ferrarese: 1.60%. Lievemente migliore anche il dato rodigino in regime di cedolare secca.
I piccoli proprietari immobiliari si mostrano tuttavia più preoccupati dalla crisi che sta falcidiando la platea degli inquilini affidabili, piuttosto che da Imu e Tasi. «La verità è che se un soggetto smette di pagare l’affitto, magari perché è in difficoltà economiche, diventa un problema uscirne senza tempi e costi molto alti, non facili da sostenere - è il ragionamento di Conti (Asspi) - Non c’è dubbio che la situazione del mercato degli affitti a Ferrara sia molto difficile, e certo il problema non sono i canoni elevati: ormai anche con richieste molto basse di partenza è difficile ottenere la garanzia di introiti certi». (s.c.)
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