Un nuovo regolamento per le antenne
Telefonia mobile, il Comune cambia: servizio migliore e salute garantita, ogni anno a settembre confronto con i gestori
CENTO. «Con il nuovo Piano, l’amministrazione comunale potrà confrontarsi e negoziare con i gestori di telefonia al fine d’individuare siti, anche nella disponibilità del Comune, che possano garantire massima copertura e minimo impatto sulla popolazione». Redatto dalla Polab srl e presentato nei giorni scorsi a Casa Pannini alle consulte e alla Commissione Urbanistica, il nuovo Piano per la telefonia mobile è pronto a modificare la disciplina del Comune di Cento in materia di installazione di nuove antenne per la telefonia mobile nel Centese. A presentare il Piano comunale e a contestualizzarlo nello scenario legislativo di riferimento, il dirigente del settore lavori pubblici, l’ingegner Piacquadio: «La telefonia mobile è equiparabile a opere di urbanizzazione pubblica. È in base a tale principio che molti Tribunali amministrativi regionali hanno condannato i Comuni che “ostacolavano” l’installazione sul proprio territorio di antenne per la telefonia, proprio perché il gestore, in quanto gestore di un servizio di pubblica utilità, aveva il diritto d’installare queste antenne per poter garantire un servizio ai cittadini».
Da qui, la scelta del Comune di Cento di rivedere l’impostazione della propria disciplina, che si basava sul principio opposto, secondo cui il gestore era tenuto a installare nuove antenne esclusivamente in alcuni specifici siti individuati nel Prg: «Si tratta di aree spesso molto lontane dal centro abitato, aspetto che non è affatto positivo per chi utilizza il cellulare. Infatti, come riferito dal dottor Turco (Polab) nei diversi incontri, più l’antenna è distante, meno è garantito il servizio e più è forte il campo elettromagnetico attorno all’utente. Se l’antenna è oltre a un raggio di 500/800metri, le dimensioni del campo sono decuplicate o più. Infatti, con le odierne tecnologie e per poter avere un buon servizio, un nucleo urbano deve essere servito da impianti non più distanti di 500/600 metri».
Da qui, la scelta del Comune di andare oltre a «un Prg superato e dannoso, come in più occasioni verificato davanti al Tar dove si è visto il Comune, in contenzioso con i gestori, soccombere o dove ha dovuto trovare accordi per evitare spese legali».
Con l’eliminazione del Prg «come previsto con l’adozione del Piano della Ricostruzione», l’amministrazione intende così «dar corso nei prossimi mesi - prosegue il dirigente - all’approvazione del Regolamento: uno strumento più flessibile, che non va a individuare nuove aree, ma un nuovo metodo che fissa a settembre d’ogni anno un momento di raccolta da parte dell’amministrazione delle varie proposte avanzate dai gestori (aree di ricerca o luoghi puntuali)».
Garantita «particolare attenzione a siti sensibili come scuole e ospedali».
Beatrice Barberini
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