La Nuova Ferrara

Ferrara

Carife, la Cassazione non assolve Murolo

Carife, la Cassazione non assolve Murolo

Caso Vegagest: l’ex dg della banca e gli immobiliaristi condannati in primo grado e assolti in appello, di nuovo a processo

3 MINUTI DI LETTURA





Ogni giorno ha la sua pena e ogni anno ha la sua sentenza. Il 18 luglio 2013 il Tribunale di Milano condannava l’ex direttore generale di Carife Gennaro Murolo a tre anni per truffa nel processo Vegagest, e con lui venivano giudicate colpevoli a vario titolo altre sei persone. Un anno dopo, l’11 giugno 2014, la Corte d’appello di Milano ribaltava come un calzino il verdetto di primo grado: signori, siate tutti assolti, nessuna truffa. Ieri, 13 gennaio 2015, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di assoluzione e ha disposto che si rifaccia il processo in appello, ravvisando evidentemente che quel “tutti assolti” era poco convincente.

Almeno sotto il profilo penale, il remake del processo d’appello non avrà conseguenze pratiche sia in caso di assoluzione che di condanna. Il processo Vegagest si è trascinato così per le lunghe che ormai i reati sono prescritti o stanno velocemente scivolando lungo la china dell’oblio giudiziario. Un’ulteriore sentenza forse potrà avere dei riverberi sulle cause civili che ancora imperversano, ma a meno di miracoli non potrà pervenire per tempo all’accertamento definitivo della verità processuale.

Un fatto accertato c’è. L’infausto esito delle due operazioni immobiliari milanesi seguite da Vegagest - la società controllata da Carife che seguì i due progetti di Milano Santa Monica e MiLuce - hanno avuto conseguenze pesanti per la banca ferrarese: la micidiale svalutazione dei crediti milanesi vantati da Carife è stato uno dei fattori che hanno portato dritti al commissariamento da parte di Bankitalia.

La storia ha inizio nel 2006, quando il mercato immobiliare era ancora promettente e la crisi del 2008 non appariva nella sfere di cristallo di banche e investitori. In quell’aprile di nove anni fa Vegagest Immobiliare costituì il fondo Aster per finanziare l’operazione Milano Santa Monica. Carife mette 17 milioni a testa per l’acquisto delle quote da parte di Siano, Magnoni e Bordigoni, e il fondo Aster - grazie a un ulteriore finanziamento di 64 milioni erogato da Carife - acquista un’area edificabile dal Gruppo Siano. Data la natura del fondo, gran parte dei rischi ricadevano sulla banca, che si era esposta finanziariamente e contava sul concorso di altre banche, come Intesa e Unicredit, che manifestarono interesse ma poi rinunciarono a entrare nell’affare. La fuga dei quotisti più forti dal fondo e la rinuncia delle grandi banche non fecero cambiare idea a Murolo e a Carife, che arrivò a liquidare gli immobiliaristi con una delibera d’urgenza da 34 milioni. Il resto l’ha fatto la crisi immobiliare che ancora non è finita.

La sentenza di primo grado che condannò Murolo, escluse che il dg di Carife avesse agito per interesse personale; secondo quella sentenza (poi cancellata in appello) erano stati i fratelli Dante e Luigi Siano i principali artefici della truffa e con loro avevano tratto vantaggio gli immobiliaristi Aldoe e Giorgio Magnoni e Sandro Bordigoni. Per l’ipotesi colpevolista Murolo aveva però avuto la responsabilità di trascinare Carife e i suoi amministratori in un’operazione ad altissimo rischio, rendendosi corresponsabile della truffa.

Secondo l’ipotesi innocentista - sposata in appello - Murolo non aveva nascosto le insidie delle operazioni milanesi al cda di Carife, cda che era invece pienamente consapevole dei rischi ed altrettanto convinto di dare il consenso a un buon affare. Quanto all’esposto di Sergio Lenzi - che intanto era subentrato a Alfredo Santini alla presidenza di Carife - il giudice dell’appello lo reputò tardivo e strumentale, in quanto venne redatto il 29 luglio 2010, cioè poche settimane dopo che Bankitalia aveva emanato sanzioni nei confronti degli amministratori di Carife. Questa lettura però non ha convinto la Cassazione, che ha annullato la sentenza di assoluzione e ha disposto un nuovo processo.

Marcello Pradarelli

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google