Processo Noe, un’assoluzione e 2 condanne
Ieri in appello i ricatti all’azienda ferrarese Niagara. Per il maresciallo Amatiello la fine di un incubo
«Finisce un incubo, una grande ingiustizia»: la sentenza della Corte d’appello è stata appena pronunciata, nel pomeriggio di ieri, per Sergio Amatiello, maresciallo del Nucleo ambientale dei carabinieri Noe di Bologna, assolto per non aver commesso il fatto: le parole sono del suo legale Desi Bruno che l’ha difeso dall’accusa di tentata concussione. Questo è il parziale esito del processo di secondo grado davanti alla seconda sezione della Corte di Appello di Bologna, presieduta dal giudice Pierleone Fochessati, per la vicenda Niagara. Oltre Amatiello, anche un altro collega e un imprenditore coinvolti dovevano rispondere di tentata concussione: secondo l'accusa, nel 2008 i due militari avevano fatto intimidazioni e a Mauro Caretta, titolare della Niagara srl, azienda di Poggio Renatico (Ferrara) che smaltisce rifiuti industriali speciali e pericolosi. Il tentativo di ricatto, però, secondo la Corte d’appello vi fu visto che pur con una pena ridotta i giudici hanno condannato, in abbreviato, gli altri due imputati, il maresciallo dei Noe, Vito Tufariello e l'imprenditore Marco Varsallona: per Tufariello, condannato in primo grado a due anni e quattro mesi, la pena decisa dalla Corte di appello è stata di un anno e dieci mesi; per Varsallona (due anni e due mesi dal tribunale) un anno e otto mesi.
A entrambi è stata concessa la sospensione condizionale. Amatiello è stato assolto per non aver commesso il fatto, con riferimento nel dispositivo al secondo comma dell'articolo 530 del codice di procedura penale, cioè quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova. I due marescialli, ricordiamo, erano finiti a processo perchè secondo l'accusa si fecero promettere una somma di denaro tra i 20 e i 40 mila euro, per ammorbidire le conclusioni di una informativa diretta alla procura, dalla società Niagara di Poggio Renatico, che si occupa di smaltimento di rifiuti industriali. L'inchiesta, inizialmente condotta dalla procura di Ferrara e dai carabineri estensi, e poi passata a Bologna (su richiesta dei difensori degli indagati che lamentavano un vizio di competenza), nacque dalla denuncia per estorsione presentata da Mauro Carretta, titolare della ditta Niagara. A Varsallona la procura contestava nella vicenda un ruolo di intermediario (proponendo per primo a Carretta di pagare i militari perché evitassero di chiedere misure cautelari per l'azienda) poiché era in rapporti sia con l'imprenditore ferrarese che con i due militari.
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