Ferrara e alleanze sei ricette diverse
Il temuto ‘spezzatino’ Asl si aggiunge all’incognita-Provincia Camera di commercio corteggiata, coop e industrie in meta
Sei ambiti di alleanze territoriali, sei ricette diverse. I big ferraresi sembrano procedere in ordine sparso sulla partita più delicata degli ultimi decenni, e l’assenza di una cabina di regìa sta producendo effetti paradossali. La vicenda sanitaria, con l’Asl ancora in cerca di marito ed esposta così ad ogni ipotesi, compreso quella ieri pluri-smentita dello spezzatino Bologna-Ravenna, è al momento la più “calda”. Ma non bisogna dimenticarsi che entro il 2017, secondo la tabella di marcia posta dal governatore Stefano Bonaccini alla base del suo mandato quinquennale, le Province emiliano-romagnole lasceranno il posto a tre-quattro aree vaste, e solo Ferrara è in pratica ancora in bilico, visto il suo connaturato “strabismo” (lo stesso di Rovigo e anche di Mantova): un pezzo verso la via Emilia, l’altro che guarda a Delta e Adriatico. Non ci sono ancora notizie, al proposito, del gruppo di lavoro ipotizzato dal sindaco Tagliani per valutare la fattibilità, dal punto di vista giuridico, dell’annessione alla città metropolitana di Bologna. Possono essere inglobati in quest’ambito anche i ragionamenti sulle fusioni e le alleanze tra Comuni ferraresi, se non altro perché Comacchio vuole rompere lo schema provinciale: non ha aderito all’Unione del Delta e ha espresso l’intenzione, finora però non concretizzata, di associarsi a quella di Ravenna. Difficile che Argenta-Portomaggiore-Ostellato possa eventualmente seguire i lagunari.
I battistrada sono state le associazioni economiche. Legacoop già da un paio d’anni lavorava alla fusione con Modena e Bologna, poi annunciata qualche mese fa nella versione breve: solo i modenesi, nell’alleanza Estense, in attesa che i felsinei risolvano i loro dilemmi. A tre è invece partita Confindustria Emilia, nella quale Ferrara è obiettivamente il vaso di coccio dal punto di vista dei numeri e del peso politico, ma i servizi che dovranno essere garantiti anche agli industriali ferraresi compensano questa scomoda condizione.
La partita più aperta resta quella della Camera di commercio: Ferrara è (relativamente) piccola ma ha conti a posti e indicatori di efficienza a livelli alti, quindi può permettersi di scegliere chi gli garantirà le condizioni migliori tra Bologna, Modena e Ravenna. Con tutti si supera la soglia ipotizzata di 80mila imprese iscritte.
Stefano Ciervo
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