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Sateriale: ruppi il sistema di potere

Sateriale: ruppi il sistema di potere

Dibattito con l’ex sindaco che parla di Soffritti e Donigaglia. E poi di Aldrovandi, Amato e pure di Renzi

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«Credo di sì, credo di essere riuscito a rompere quel sistema di potere che si era creato tra amministrazione comunale e interessi economici. Poche persone, un sindaco, una cooperativa (la Costruttori di Donigaglia, ndr), un paio di imprenditori privati e pochi altri decidevano tutto, le cose da fare e come, decidevano la grandi e le piccole cose, anche i posti nei consigli di amministrazione. Questo non c’è più stato». Gaetano Sateriale, da questo punto di vista, si è detto convinto di aver raggiunto l’obiettivo che nel 1999 gli aveva prospettato l’allora segretario dei Ds Roberto Montanari: candidarsi a sindaco per scongiurare il rischio che Soffritti si si ricandidasse. «Serve una candidatura di rottura, mi disse Montanari».

Si sa come finì. Sateriale, che all’epoca era a Roma per la Fiom-Cgil nazionale, accettò e venne eletto sindaco. Dei suoi 10 anni alla guida di Ferrara Sateriale ha parlato ieri nella Sala della Musica, ospite di “Pluralismo e dissenso”, l’associazione che ha organizzato gli incontri con gli ultimi tre sindaci, quello con Soffritti c’è stato a dicembre, quello con Tagliani presto ci sarà.

Molte dei retroscena dei suoi 10 anni da sindaco e le relative meditazioni, Sateriale li ha raccontati nel libro “Mente locale”. Ieri ha aggiunto che già nel 1995 qualcuno del partito gli parlò della candidatura a sindaco in alternativa a Soffritti.

Un mese fa Soffritti trovò il modo di non nominare mai Sateriale («giuro non mi sono offeso»), lui non ha avuto problemi a chiamarlo per nome: «Soffritti ha ragione quando dice che un sindaco deve parlare con le imprese, ma pensare solo all’industria delle costruzioni no». Il crac della Costruttori? «Dopo Tangentopoli affidarsi solo ai lavori pubblici è stato un errore. Nel 1997 un esponente della finanza cooperative mi disse che tecnicamente la Costruttori era fallita da tre anni».

Quando c’era il Pci «si decideva tutto in Porta Mare (la sede della federazione), ricordo ancora il comitato federale in cui dissero a Vecchi che non avrebbe più fatto il sindaco perchè per lui avevano deciso che andava al Senato. Dopo decideva solo il sindaco» cioè Soffritti. E qui senza citarlo ha fatto il parallelo con Renzi: «Ora c’è uno a Roma che decide per tutti e per tutto, anche chi deve essere il nuovo presidente della Repubblica».

Il frutto velenoso di un potere gestito a lungo da pochi soggetti «crea problemi e relazioni omertose» ha detto Sateriale. E ha raccontato che all’inizio della sua avventura doveva guardarsi soprattutto dal fuoco amico, dagli alleati di Rifondazione (in primis Merchiori), da Nando Rossi che era del suo stesso partito e che fin dal primo consiglio comunale «tramava con Fi e An contro di me». «Lo schema era questo: dai fastidio che poi qualcosa ti sarà dato. All’inizio non avevo capito come funzionava». Ha rammentato più di una volta anche gli attacchi che gli arrivavano dalla Nuova.

Sateriale ha parlato anche del caso giudiziario legato alla morte di Federico Aldrovandi: «A un certo punto dissi che la famiglia meritava di sapere come era morto quel ragazzo», furono parole forti, suonavano come un attacco a come era state condotte le indagini. La svolta ci fu con l’arrivo a Ferrara nel settembre 2006 del ministro dell’Interno Giuliano Amato. «Io lo avevo contattato, lo avevo conosciuto quando anche lui lavorava alla Cgil, per l’Ires con Bruno Trentin. Alla festa dell’Ulivo di Ponte davanti a un microfono disse che «per il bene della famiglia, della città e degli stessi poliziotti sarebbe stato opportuno che gli agenti fossero rinviati a giudizio». Amato, in realtà, parlò dell’opportunità di un processo.

Due parole anche su Hera, con cui Sateriale si scontrò sul tetto dei rifiuti da incenerire: «Il problema è il modello di governance di questa società. È inacettabile che tu conferisci la tua società (l’incorporazione per fusione di Agea) e poi non conti più nulla. Il punto non è se i Comuni detengono il 51% o meno, serve un modello di governance duale, cda più consiglio di sorveglianza».

Cose da salvare? «Il rapporto con Enrico Zanotti», capogruppo di Fi ed esponente di Cl morto nel 2001. Pentimenti? «Mi è capitato di dire che a un sindaco succede di tutto e che a me mancava solo il terremoto. Poi il terremoto l’ha avuto Tagliani. Non lo diro più». Hanno intervistato Sateriale: Mario Zamorani (Pluralismo e dissenso), Ruggero Veronese (Estense.com), Sergio Gessi (Ferraraitalia.it), Stefano Lolli (Carlino), Marcello Pradarelli (Nuova Ferrara).

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