La Nuova Ferrara

Ferrara

Ferrara non fa scattare ‘attrazioni fatali’

Ferrara non fa scattare ‘attrazioni fatali’

Il sindaco ravennate: discutiamo ma c’è la Romagna. Il forzista bolognese: meglio da soli. Il deputato estense guarda a est

3 MINUTI DI LETTURA





È Ferrara che deve decidere con chi allearsi, dice il governatore Bonaccini in riferimento alle aree vaste post-Province. Ma ai nostri confini non si colgono slanci particolari per attirare il Ferrarese nell’orbita delle aggregazioni già in parte definite, cioè la Romagna unita, la città metropolitana di Bologna e Modena-Reggio (o in alternativa l’intera Emilia Ovest), anzi c’è la tendenza a sottolineare di più le inconguenze di un matrimonio che appare contronatura. Lo fa capire, sia pur tra righe dettate da prudenza istituzionale, un attento osservatore della realtà regionale come il sindaco di Ravenna, Fabrizio Matteucci: «Comprendo bene le complessità del dibattito avviato sulla futura collocazione di Ferrara nell’area vasta. Per geografia e caratteristiche economiche, basate sull’industria come sul turismo, è infatti chiaro che i punti di riferimento per il territorio ferrarese possano essere due: la via Emilia e la costa. Il dibattito va seguito con rispetto, se mi si chiede della disponibilità ad un alleanza Ferrara-Romagna, rispondo così: la soluzione più naturale resta l’area vasta romagnola, che nasce certo aperta al dialogo con tutti». Non proprio un invito a nozze, insomma. Nemmeno il dialogo con l’amministrazione di Comacchio, che oltre un anno fa aveva preso spunto dal referendum popolare per restar fuori dall’Unione dei Comuni del Delta, con l’intenzione di entrare in quello ravennate, è peraltro decollato, «non ci sono stati ulteriori sviluppi - dice il sindaco romagnolo - L’ipotesi di ‘spezzatino’ dell’Asl? Credo nelle cose semplici, sarebbe bene far coincidere i livelli territoriali».

Ad un’alleanza adriatica pensa invece... l’estense Fausto Ferraresi, modenese nato politicamente nei Grilli Estensi di Ferrara, prima di diventare deputato M5S: «Premetto che nel nostro progetto politico i soggetti intermedi come le Province sono del tutto aboliti, a favore della sussidiarietà e dei servizi condivisi per i cittadini. Le aree vaste sono creazioni provvisorie: in quest’ottica si può anche ragionare della collocazione di Ferrara, che personalmente vedo meglio aggregata all’area adriatica, per sfruttare le sinergie in campo culturale e turistico. In alternativa l’autonomia. Con la Bassa Modenese ci sono già interscambi a livello scolastico e universitario, mentre l’alleanza con Bologna la vedo complicata, è una realtà di enormi dimensioni e complessità».

È articolato il ragionamento del bolognese Galeazzo Bignami, capogruppo regionale di Forza Italia: «Bisogna partire dal 2012, quando la giunta Errani deliberò i perimetri delle nuove Province richiesti dalla legge Monti: Ferrara, qualcuno lo ricorderà, era sola, poi c’erano le altre attuali aree vaste. Noi eravamo contrari, perché era chiara la precarietà della legge Monti, ma l’allora consigliere Bonaccini ci disse in aula che questo era solo un punto di partenza. A distanza di due anni, lo stesso Bonaccini vuole cambiare senza nemmeno aver sperimentato quell’impostazione, ci sembra assurdo». Per Bignami, Ferrara autonoma e non inglobata nella città metropolitana «sarebbe il “ponte” che manca all’Emilia verso Nord, cioè le regioni subalpine aperte al centro Europa, dove affluirà la parte più consistente dei fondi Ue. Per questo presenteremo presto un progetto di legge per la macro-Regione del Nord, dalla Valle d’Aosta all’Emilia, mentre il Pd sembra orientato a spostarsi verso il centro Italia». Bologna ha interesse a inglobarci o no? «Lo sbocco al mare sarebbe utile, e ci potrebbe essere reciprocità perché l’area metropolitana godrà di fondi pubblici importanti. Ma, ripeto, è il disegno strategico che non convince» conclude Bignami.

Stefano Ciervo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google