«Cofferati non lo giudico ma il Pd deve interrogarsi»
Ruzziconi, legato al “Cinese” dai tempi della Cgil, affronta le tensioni in atto «Preferisco farmi cacciare che uscire. Ferrara-Regione? Serve una voce sola»
«Di Sergio non parlo». Giuseppe Ruzziconi inizialmente declina l’invito a discutere della decisione di Sergio Cofferati di lasciare il Pd all’indomani della tribolate primarie che l’europarlamentare del Pd ha perso in Liguria.
Tra Cofferati e Ruzziconi c’è una consuetudine di rapporti di lunga durata, un’amichevole confidenza che data dai tempi in cui Ruzziconi era alla testa dei chimici Cgil di Ferrara e Cofferati era segretario nazionale dei chimici, proseguita quando sono diventati rispettivamente segretario generale della Cgil ferrarese e della Cgil nazionale. Bisogna aggirare l’ostacolo.
Al di là della bontà o meno delle motiviazioni addotte da Cofferati, questo strappo ha a che vedere con un disagio tra Pd e Cgil, tra Pd e settori della sinistra sindacale e non.
Da un paio d’anni le relazioni tra Pd e sindacato sono al minimo, in particolare a livello nazionale e in modo particolare sono negative le relazioni tra il governo nazionale e il sindacato.
Recentemente il tema è stato toccato anche da Andrea Marchi (sindaco di Ostellato), secondo il quale il Pd, anche localmente, deve riprendere i rapporti con chi rappresenta i lavoratori.
Quella di Marchi è una riflessione dettata anche dai movimenti in atto per il congresso provinciale e l’elezione del nuovo segretario. Sgombrato il campo da questo importante ma particolare aspetto, mi trovo d’accordo con Marchi. Ma non abbiamo bisogno di interloquire solo con la Cgil e il sindacato in genere, dobbiamo intensificare le relazioni anche le associazioni delle imprese, con la camera di commercio, l’unione industriali. Come segreteria comunale del Pd abbiamo posto il tema della manifattura a Ferrara, con chi dobbiamo parlarne se non questi soggetti?
Un Pd che si occupi concretamente di più di lavoro eviterebbe tensioni e strappi: è così?
Di lavoro, di investimenti, di cosa è necessario fare. E qui c’è un problema da superare. Come Pd e come territorio abbiamo bisogno oggi più di ieri di univocità.
Vuole annullare il dibattito, ad esempio quello in corso sull’area vasta?
Si deve discutere, ma per poi parlare alla Regione con una voce sola. Nei recenti anni passati ci siamo riusciti e sui fondi europei dell’Obiettivo 2 del 5B abbiamo portato a casa dei risultati impotanti: nel 2004 avevamo la disoccupazione al 4,6% ora siamo al 12,6%. Da allora il mondo è cambiato, lo so, ma sui fondi europei da qui al 2020 non possiamo parlare lingue diverse e sperare di essere ascoltati e capiti. Prendiamo la sanità: non possiamo metterci a scherzare su un tema così delicato nè permettere che altri ci facciano dei brutti scherzi.
E tornando a Cofferati?
Non credo che alla base della scelta di Sergio vi sia solo la vicenda della Liguria, anche se fare delle primarie in quel modo vuol dire farsi del male da soli. Non giudico, parlo per me. Per come sono fatto preferisco farmi cacciare piuttosto che uscire. Se nel Pd vi sono questioni sulle quali non sono d’accordo faccio fino in fondo la mia battaglia.
Marcello Pradarelli
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