«Da Hera un conto da ventimila euro»
Odissea di una terremotata. «Il Comune deve mantenere il controllo dell’azienda»
Il Comune di Ferrara manterrà le sue quote di Hera per tutto il 2015, ma per il Comitato Acqua Pubblica di Ferrara questa è una buona notizia solo a metà. All’indomani dell’incontro con il sindaco Tiziano Tagliani, hanno spiegato ieri Marcella Ravaglia e Corrado Oddi, è risultato chiaro che i motivi della mancata cessione non sono strategici, ma economici: «Il Comune non ha bisogno di reperire risorse vendendo le azioni». La prospettiva di un ridimensionamento del peso pubblico all’interno della multiutility dall’attuale 51% al previsto 35%, dunque, resta tutt’altro che remota ed è per questo che gli esponenti del Comitato hanno rinnovato al sindaco la richiesta di impegnarsi affinché l’ente pubblico mantenga la quota maggioritaria di Hera. Tanto più che, ragionano, sul tema “incombono” i risultati del referendum del 2011 che a Ferrara (65mila voti) come in Italia (27milioni) ha ribadito la volontà di mantenere l’acqua un bene pubblico e non soggetto al libero mercato. «Al contrario, la direzione che si sta prendendo è quella di una totale privatizzazione di questo servizio, compiendo di fatto un’eutanasia del ruolo pubblico, in un clima di crescente rassegnazione anche da parte del primo cittadino», ha sottolineato Oddi, annunciando due giornate di mobilitazione nazionale il 12 e 13 febbraio. Un tema delicato, sul quale gli esponenti del Comitato sollecitano un confronto tra le istituzioni e la cittadinanza, cosa che sarà possibile - è stato detto loro dal sindaco - nell’ambito di un consiglio comunale straordinario. Ma per far capire, qui e subito, cosa può significare abdicare al ruolo pubblico all’interno di una società di servizi come Hera, i rappresentanti del Comitato hanno proposto la testimonianza di Raffaella Malaguti, una donna di Mirabello la cui famiglia - come molte altre - ha avuto la casa irrimediabilmente danneggiata dal sisma. A fine ottobre, due giorni dopo l’avvio dei lavori di demolizione dell’edificio, la ditta incaricata ha spaccato per errore una conduttura idrica in fibrocemento vecchia di una settantina di anni, la cui collocazione era sconosciuta alla stessa Hera. Dopo aver provveduto a sanare la copiosa falla con una soluzione tampone, però, Hera ha diffidato la ditta dal proseguire i lavori per evitare altri imprevisti. Alla sollecitazione del Comune a sostituire la vecchia condotta, però, continua la signora Malaguti, «Hera ha detto che non si trattava di una questione prioritaria, sostenendo altresì che sarebbe stato necessario pagare l’intervento». Ne è seguita una contrattazione di oltre due mesi e solo il 7 gennaio la sostituzione è stata eseguita, in due settimane, concordando però che la parte dei lavori non coperta da assicurazione (circa 20mila euro) sarebbe stata pagata dalla ditta che, a sua volta, avrebbe presentato il conto alla famiglia. «Questa vicenda mi ha fatto capire che il solo interesse di Hera è assicurarsi un profitto - conclude Raffaella Malaguti - e che per raggiungere l’obiettivo non ha esitato a dettare i tempi e costringere tre persone a restare fuori casa altri tre mesi, usufruendo peraltro dei contributi per l’autonoma sistemazione».(a.m.)
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