Frasi xenofobe, interviene il governo
La presidenza del Consiglio dei Ministri chiede chiarimenti dopo le offese ai cantanti gospel da parte di un cittadino
COMACCHIO. «Non basta, per fortuna, nascondersi dietro un profilo Facebook per farla franca: il momento in cui si viene a chiamati a rispondere per quanto scritto, inevitabilmente arriva». È deciso ad andare fino in fondo il sindaco di Comacchio Marco Fabbri, soprattutto dopo l’intervento della Presidenza del Consiglio dei Ministri che chiede ufficialmente informazioni sui “contenuti Facebbok pubblicati dal signor F.C.”. La questione nasce l’11 dicembre scorso, dopo la pubblicazione della locandina che promuove tre concerti gospel, con protagonisti artisti di colore, organizzati dal Comune a Porto Garibaldi, a San Giuseppe e a Comacchio. Un tale F. C. ha sferrato immediatamente la prima critica, postando un primo commento e a ruota sono intervenuti altri utenti, e nononstante l’intervento del Comune, che invitava alla calma per stemperare gli animi, riconoscendo la libertà di opinione come un diritto fondamentale di ogni democrazia, ma sempre nel rispetto dell’altrui opinione e del civile confronto democratico, la discussione è andata avanti. L’uomo non risparmia niente e nessuno, lasciandosi andare ad un frasario infarcito di espressioni xenofobe e razziste, ma anche gravemente lesive della dignità femminile. “Ci sono dei cosi colorati che ahimè rovineranno il paesaggio, mantienili te (...) capito bene, perché noi in Italia siamo nella m…e loro stanno bene”, aggiungendo anche una serie di aggettivi che non riteniamo opportuno ripetere. Dì lì a poche ore questo ed altri post ancora più offensivi, carichi di odio razziale sempre vergati dal medesimo autore, incurante dei moniti al rispetto del regolamento, sono stati rimossi. Come da procedura, gli amministratori del sito hanno fatto la segnalazione ai carabinieri di Comacchio i quali, a loro volta, l’hanno girata alla Procura della Repubblica di Ferrara. Parallelamente la notizia è arrivata anche a Roma grazie alla stampa e al Presidenza del consiglio dei ministri, dipartimento per le Pari opportunità, Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, ha sollevato la questione chiedendo appunto chiarimenti. Bisognerà in primo luogo chiarire chi c’è dietro il profilo Facebook e se il nome corrisponde realmente alla persone fisica che ha aperto la pagina. Nel caso saranno le forze dell’ordine a procedere.
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