«Grazie Samantha, esperimento ok»
Lunedì è stato utilizzato per la prima volta in orbita il misuratore di flusso venoso ideato e realizzato dai ricercatori di Unife
Da Livorno alla Stazione Spaziale Internazionale (Iss) passando per la Nasa. È andato in porto, lunedì scorso, il primo esperimento effettuato nello spazio con l’uso di un misuratore di flusso venoso realizzato a Ferrara . «Abbiamo chiuso il collegamento con l’Iss in serata ed è andato tutto bene», assicura Angelo Taibi, docente di Fisica di Unife e project manager degli esperimenti scientifici (“Drain Brain”) ideati a Ferrara in collaborazione con il team diretto dal prof. Paolo Zamboni (responsabile scientifico del protocollo). Una squadra che comprende anche il cronobiologo Roberto Manfredini e il fisico Mauro Gambaccini. Taibi per l’occasione si è spostato a Livorno, nella stanza dei monitor della Kaiser Italia, da dove ha seguito ogni movimento dell’astronauta Samantha Cristoforetti assieme all’ingegner Salvatore Pignataro, Iss manager di Asi (Agenzia Spaziale Italiana) e all'ingegner Gianluca Neri, Strategic Program Manager di Kayser, la società che gestisce i collegamenti oltreoceano con la Nasa. La sala “Usoc” di Kaiser Italia «permette di seguire in diretta audio e video il corretto svolgimento dei protocolli da parte dell’astronauta con i centri americani della Nasa di Huntsville (Alabama) e di Houston (Texas)», precisa Taibi. Dopo l’aggancio in orbita del modulo Dragon decollato con oltre 2 tonnellate di rifornimenti e attrezzature, l’obiettivo lunedì era rispettare i tempi del primo test dei tre programmati con l’uso della strumentazione ferrarese. Con la collaborazione della ormai popolarissima AstroSamantha (così è conosciuta su Twitter) si sono svolti i due step in programma: uno al mattino e uno nel pomeriggio. L’astronauta italiana ha indossato il dispositivo dotato di cinturini che consente di monitorare il flusso del sangue che ritorna dal cervello verso il cuore mentre si sottoponeva ad una spirometria per calibrare l’uso del pletismografo e verificare la risposta della circolazione a diverse impostazioni del respiro. Lo scopo dell’indagine, che ha trovato sostegno tra gli esperti di Asi e Nasa, è di contribuire a migliorare nella quasi assenza di gravità le conoscenze sulla Ccsvi (patologia individuata e descritta da Paolo Zamboni, che la ipotizza associata alla sclerosi multipla) e sulla fisiologia degli astronauti per capire se il flusso venoso è correlato ad alcuni disturbi che si manifestano dopo una lunga permanenza nello spazio. I dati del test scaricati dalla strumentazione di bordo sono stati trasmessi a terra per essere incrociati con le rilevazioni già eseguite, sempre in collaborazione con Samantha Cristoforetti, con l’impiego di un ecodoppler presente all’interno della Iss. «Samantha è stata bravissima e molto disponibile - conclude Taibi - l’esperimento ferrarese è uno dei due condotti in orbita con la collaborazione di ricercatori italiani».
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