La Nuova Ferrara

Ferrara

Produzione e prezzi in profondo rosso

Il clima pazzo ha contribuito ad accentuare le malattie e ha penalizzato la resa delle colture. Rossi: «Dati sconfortanti»

3 MINUTI DI LETTURA





L’anno che abbiamo alle spalle non è stato certo vissuto positivamente nelle fabbriche e negli uffici. Nemmeno nelle campagne si è festeggiato, se è per questo. «I dati non ci danno conforto», premette il vicepresidente della Provincia Nicola Rossi, chiamato a maneggiare la complicata delega all’agricoltura. Le prime stime relative all’annata agraria 2013/14 riportano numeri complessivamente negativi. «Nonostante stiamo parlando di un settore che meno di altri risente della congiuntura economica, con un indice di decrescita meno significativo, le sofferenze evidenti sono numerose», riprende Rossi, che è pure sindaco di Copparo.

E dire che si veniva da stagioni tutt’altro che felici, vedi le questioni terremoto e siccità (che colpirono duro nel 2012) ed eccesso di pioggia (2013). È pur sempre l’andamento climatico anomalo, sia primaverile che estivo, assieme a bassi prezzi di mercato, ad aggravare la situazione contribuendo all’aumento dei costi di produzione e quindi ad accrescere gli affanni delle imprese locali. Nel dettaglio, una primavera dalle temperature contenute, seguita da un’estate tutto sommato fredda e caratterizzata da piovosità esagerata, con picchi di vento, acqua o grandine che hanno depresso in particolare i prezzi delle produzione ortofrutticole di pieno campo, hanno contribuito ad accentuare le malattie delle piante coltivate e in certi casi a diminuire la produzione unitaria (il caso più significativo è quello del pomodoro da industria). A ciò va aggiunto il calo costante della spesa alimentare delle famiglie.

A entrare nei particolari delle stime sono Renato Finco, responsabile del servizio Agricoltura della Provincia di Ferrara, e Sandro Corradi dell’ufficio statistica. «Per ciò che riguarda la produzione lorda vendibile, in pratica il fatturato, la diminuzione registrata nel 2014 rispetto al 2013 si aggira attorno al 3%, diminuendo da circa 577 milioni a 558 milioni e mezzo. Tuttavia il calo che concerne le principali colture tipiche del nostro territorio è superiore, mediamente del 10%», sottolinea Finco. Oltre al record negativo fatto registrare dalla carota (-70%), saltano all’occhio i cali della Plv per ettaro della fragola (-40%), del pero (-35%), del melone (-34%), del cocomero (-32%), delle nettarine (-21%), del pesco (-17%), dell’erba medica (-17%) e del melo (-12%). Per la verità, non mancano però in tutto questo anche segni positivi: oltre al balzo in avanti molto significativo del grano duro (+86%), ecco l’aumento del riso (+35%), dell’asparago (+30%), del radicchio (+19%), del pomodoro (+15%), della soia (+14%), del grano tenero (+12%), della bietola (+8%) e dell’aglio (+2%).

E i prezzi? Anche qui la tendenza è il segno meno. «Va detto che – rileva Finco – il valore delle materie prime agricole dipende sempre meno dalla legge della domanda e dell’offerta applicata al mercato globale. Anzi, gli agricoltori subiscono le conseguenze negative della volatilità sempre più spinta dei mercati». Su questi fenomeni pesa un fattore quale la scarsa trasparenza della filiera agroalimentare e un mercato globalizzato privo di regole adeguate. Come se non bastasse, ci hanno messo lo zampino la geopolitica e i venti di guerra: vedi l’embargo ai danni della Federazione Russa, che sta bloccando le vendite dei nostri prodotti sulle tavole di quel paese, strategico per le esportazioni “made in Italy”. Con un retrogusto negativo che rimbalza anche sulle campagne ferraresi.

Fabio Terminali

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google