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«Ma bere tutta notte non è divertirsi»

«Ma bere tutta notte non è divertirsi»

Sballo, parlano i ragazzi:  più controlli dentro e fuori i locali, trasferimenti protetti e meno alcol servito

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Da decenni si parla di stragi del sabato sera, di misure per evitare incidenti e tragedie. E lo si è fatto, lo si fa, in tantissimi modi: dalle sanzioni attuate dalle forze dell'ordine agli incontri nelle scuole con gli studenti, dall'organizzazione di pullman che trasportano giovani festaioli alla meta e poi di nuovo a casa, alle "macchine organizzate" dove chi guida per quella sera non consuma alcolici.

Tanti metodi, tante proposte e riflessioni ma alla fine le statistiche dicono che gli incidenti non si azzerano: possono diminuire sì ma non azzerarsi e questo perché ciascuno deve fare sempre i conti con sé stesso e con il suo senso di responsabilità. A dirlo non sono "vecchi bacchettoni" ma ragazzi di un'età compresa tra i 20 e i 30 anni, ragazzi che conoscono la vita notturna, le serate con gli amici e il cosiddetto "sballo". Ecco proprio su questo termine si potrebbero aprire discussioni infinite.

«È proprio necessario - si chiede Lucia - bere per tutta la notte per divertirsi? Non è possibile farlo senza? Certo la birretta o il cocktail ci stanno, non dico di no, ma superare la soglia e soprattutto farlo sapendo che poi ci si dovrà mettere al volante è un gesto che valuto irresponsabile».

Ma i ragazzi che si mettono al volante con un tasso alcolico nel sangue superiore a quello consentito, temono di più di fare un incidente o di incontrare una pattuglia e di perdere punti e patente?

Decisamente la paura più grande è legata a questa seconda ipotesi. «Penso - dice Alessandro Mitola - che si dovrebbe trovare un accordo tra locali notturni e forze dell'ordine. Ogni week end le forze dell'ordine potrebbero porsi davanti alle porte del locale che sta per chiudere e sottoporre tutti all'alcoltest; a chi risulta positivo dovrebbero essere ritirate le chiavi che poi però potrebbe andare a riprendere il giorno dopo, questo potrebbe essere un deterrente costruttivo basato non necessariamente sul "terrore" ma sull'educazione».

Le navette a disposizione sono un servizio complesso se si parla di distanze significative, potrebbero funzionare in un raggio limitato di chilometri. «Ma molti - spiegano - preferiscono muoversi autonomamente perché si è più liberi negli orari e nelle scelte».

Dito puntato anche nei confronti di alcuni addetti che continuano a versare da bere al cliente anche quando quest'ultimo è visibilmente ubriaco.

«C'è chi se ne approfitta e non ci fa caso perché finché paghi va bene...». Anche cessare la somministrazione di alcolici alle due del mattino è un provvedimento che ha le sue lacune perché «se uno vuole bere - sottolinea Mattia Paltrinieri - il metodo lo trova. Quante volte avete visto gente uscire dal locale, con bottiglie di vodka in macchina, bere quattro sorsate e rientrare? Non ditemi nessuna perché non ci credo». Alla fine il parere più diffuso è proprio il più semplice: ognuno deve appellarsi al proprio buon senso.

Samuele Govoni

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