Mercatone Uno, l’allarme dei sindacati
«Tre anni di inutili sacrifici. Non abbiamo notizie sugli occupati. Ora il piano industriale»
«Purtroppo la notizia non ci ha sorpreso». Questa le reazione dei sindacati all’annuncio che Mercatone Uno ha presentato istanza di concordato preventivo (vedi la la Nuova del 20 gennaio). «Avevamo già compreso negli ultimi mesi che la situazione aziendale stava rapidamente degenerando - si legge nel comunicatodiramato da Filcams Cgil , Fisascat Cisl e Uiltucs Uil. La nota rammenta che negli ultimi tre anni sono stati sottoscritto accordi sindacali per l'utilizzo dei contratti di solidarietà, «che dovevano avere lo scopo di consentire un processo di riorganizzazione dei punti vendita, tale da rilanciare l'azienda e renderla competitiva e contenere, al contempo, il costo del lavoro per salvaguardare l'occupazione».
Se questo non è avvenuto, la responsabilità - secondo i sindacati è da rintracciare «nell’immobilismo e mancanza di iniziativa anche sul piano commerciale che hanno invece caratterizzato l'andamento degli ultimi tre anni, contribuendo ad aggravare gli inevitabili effetti della crisi economica. A nulla, quindi, sono serviti i sacrifici che lavoratrici e lavoratori (che in molti casi lavorano in Mercatone Business da 15-20 anni ed oltre) hanno fatto negli ultimi anni».
Il gruppo Mercatone , che conta 79 punti vendita e 3700 dipendenti, è molto presente anche sul mercato locale: 39 dipendenti nel negozio di Ferrara, 37 in quello di San Giuseppe di Comacchio, 23 nel punto vendita di Mesola; cui vanno aggiunti il già chiuso Tre Stelle di Ferrara, dove lavorano 10 persone ora in cassa integrazione a zero ore e il Mercatone di Occhiobello.
«Non abbiamo avuto informazione alcuna» circa le ricadute che il concordato preventivo «potrà avere sui dipendenti« dicono allarmati i sindacati e « non abbiamo alcuna informazione sul piano industriale che dovrà necessariamente essere presentato al Tribunale di Bologna».
Da affrontare vi sono «anche le immediate ricadute su lavoratrici e lavoratori, ad esempio il pagamento della Cigs per i lavoratori dei punti vendita Tre Stelle e Mercatone Business chiusi alcuni mesi fa, il pagamento della solidarietà per tutti gli altri lavoratori».
Per affrontare queste situazioni i sindacati ritengono «necessaria l'apertura di un tavolo sia con l'azienda che con le massime istituzioni», dato che «vertici aziendali, istituzioni e commissari nominati dal tribunale, non potranno prescindere dal diritto dei lavoratori ad essere rappresentati e tutelati».
A sostegno di questo impianto i sindacati hanno deciso «lo stato di agitazione, riservandoci di promuovere ogni eventuale iniziativa di mobilitazione».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
