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RAGAZZI DELLA NOTTE

«Orari, chiudere prima non serve»

«Orari, chiudere prima non serve»

Forum alla Nuova sulle notti infinite di giovani e adolescenti «Non c’è bisogno di proibizionismo, ma di responsabilità»

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«Oggi ci si incontra a mezzanotte e si va avanti fino all’alba. È tutto il sistema che funziona così ed è sbagliato». A chiedere di accorciare le notti del divertimento, qualche giorno fa, era stato Massimo Berveglieri, il papà della ragazza rimasta ferita nell’incidente costato la vita al suo fidanzato, il dj 25enne Francesco Marzola. Sull’opportunità di anticipare la chiusura dei locali notturni, ma anche sul crescente abuso di alcol tra i più giovani, la “Nuova” ha organizzato un Forum con Michele Moretti, vicepresidente nazionale Silb (Sindacato Locali da Ballo), Matteo Musacci, presidente nazionale giovani Fipe (Federazione pubblici esercizi); Alessandro Costantini, psicoterapeuta e Alessandro Balboni, studente universitario.

La Nuova: Dal tramonto all’alba, dall’aperitivo al ritorno a tarda notte, il divertimento si è trasformato in una filiera di cui diversi soggetti si dividono i segmenti. È possibile scardinare questo sistema?

Moretti: Il mondo ormai gira 24 ore su 24, se anche chiudo alle 2 un ragazzo non va a dormire, resta attaccato a facebook fino alle 5 del mattino, il che non mi sembra più sano.

La Nuova: Però non è per strada in macchina

Moretti: Guardi che difficilmente tornerà a casa; chiudere prima significa consegnare i giovani nelle mani di un mercato abusivo senza controllo. Il proibizionismo degli orari non funziona. Al tempo stesso le assicuro che ai gestori dei locali non fa certo piacere restare in piedi fino alle 4, alle 5 del mattino. Come gestore del College e del Pomodoro-Plaza ho rilanciato la moda dell’apertura alle 20.30 con cena e musica dal vivo, ed è andata sempre bene. Ma deve essere fatto un percorso virtuoso più ampio.

Musacci: Siamo stati tra i primi, nel 2011, a firmare un accordo che oltre alla Fipe ha coinvolto i residenti, il Comune e le istituzioni. Lo scopo è proprio quello di darci delle regole, fissare le chiusure degli orari in base alla collocazione del locale, e i monitoraggi hanno dimostrato che le norme vengono largamente rispettate. E dare da bere a chi è ubriaco è un reato penale.

Costantini: Nemmeno io credo sia condizionante chiudere prima o dopo, ma dal punto di vista sociale devono esserci dei limiti, per dare un segnale. In questo ogni componente della società dovrebbe fornire il proprio contributo.

Balboni: Quello che noto è una diminuzione dell’età del divertimento. Io sono nato nel 1992 e vedo sedicenni avere abitudini impensabili per la mia generazione, e trovare ogni escamotage per procurarsi alcolici. Al di là delle iniziative singole, penso sia un problema di mentalità. Difficile recuperare in assenza di un percorso scolastico o familiare adeguato. Inoltre si fanno spesso i conti senza l’oste: ai tavoli di discussione siamo sì invitati, ma per essere utilizzati come spot senza essere considerati dei veri interlocutori.

La Nuova: Per gli esercizi pubblici esiste il divieto di somministrazione di alcolici dopo le 3; i negozi non possono vendere bevande alcoliche a chi ha meno di 16 anni. Balboni ha appena detto che i ragazzi trovano ogni escamotage per procurarsi da bere. Come uscirne?

Moretti: Quella dell’alcol è una piaga devastante, e non solo per i giovanissimi. La mia clientela va dai 16 ai 45 anni e quelli messi peggio sono i quarantenni. Poi è vero che l’età media della prima serata in discoteca si è abbassata. All’ingresso mi ritrovo delle ragazzine di tredici anni con le madri che si arrabbiano perché non le voglio fare entrare.

Musacci: Se uno vuole ubriacarsi lo può fare in qualsiasi momento. È vero che i nostri bilanci li facciamo sull’alcol, ma è anche vero che noi ci mettiamo la responsabilità. Le vere domande sono: è gestito bene il problema alla fine? Chi è ubriaco è gestito in modo corretto? A scuola si affronta il tema in modo adeguato?

Costantini: È un fattore culturale da contrastare con una controcultura giovanile. Una parte dei giovani identifica il divertimento con l’alcol, e c’è una pressione sociale fortissima da parte dei gruppi. Per questo la cosa importante è dare agli adolescenti e ai giovani messaggi positivi. Se dai un’opportunità ai ragazzi, loro ti seguono.

Balboni: L’alcol non è solo un modo per divertirsi, per “sballare”, ma più spesso una via di fuga. È difficile da capire da parte di chi ha un posto fisso e degli obiettivi, ma ai ragazzi della mia generazione è stato rubato il futuro. Un livello di disoccupazione altissima, poche o nulle possibilità di trovare un lavoro. Nasce anche e soprattutto da questi motivi l’ubriacatura catartica del fine settimana. E per mancanza di soldi ci sono ragazzi che mischiano gli alcolici con i farmaci che trovano in casa.

La Nuova. Tre domande a Moretti: quanto costa entrare in un locale notturno in media? Quanto costa una consumazione alcolica? E quante ne vengono somministrate in una sera?

Moretti: L’ingresso costa 12 euro, un alcolico 7-8 euro, un analcolico 3-4 euro. E alla fine le bevande alcoliche vendute sono una pro capite, ma non perché sono più care, ma perché molti arrivano che hanno già fatto l’aperitivo. E poi bisogna dirlo una volta per tutte: la domanda di alcol è forte perché forti sono gli stimoli. Pensiamo ai film e alla pubblicità, chi è vincente beve, chi si diverte beve. E per i ragazzi sono messaggi diseducativi.

Balboni: sono messaggi che ormai sono stati metabolizzati, quasi fossero scontati. Lo hanno fatto i fratelli maggiori e per emulazione lo fanno poi quelli minori

Costantini: L’alcol così come viene fruito dai ragazzi ha preso il posto che aveva la droga per qualche generazione precedente. Per questo è importante che ci sia un confronto a 360 gradi sulla responsabilità. È importanti darsi dei limiti, delle regole, non per togliere libertà, ma per imparare a gestirla nel migliore dei modi

La Nuova: Tornando all’appello per la chiusura anticipata dei locali, a colpire è la richiesta di aiuto, come se le famiglie da sole non possano farcela.

Costantini: Non bisogna cercare un capro espiatorio, ma recuperare il confronto con i ragazzi. Ci sono generazioni che non hanno più contatto con i giovani, non li conoscono. Si tratta di lavorare di più nelle scuole con progetti educativi. Ribadisco: c’è un problema di responsabilità che riguarda i ragazzi, non aiutiamo i ragazzi ad essere responsabili di quello che fanno. È questo il significato da dare ai programmi educativi.

Balboni: C’è anche un problema di ascolto della voce dei giovani. Per due anni sono stati all’interno della Consulta degli studenti al Provveditorato agli Studi di via Madama, ma il contributo che ci veniva richiesto era limitato a delle inezie. Faccio un esempio: ci hanno chiamati per valutare un questionario sull’abuso di sostanze da distribuire nelle scuole. Ma le domande erano già state decise, il questionario di fatto era già stato preparato. Se è questo il peso che viene dato all’opinione dei ragazzi, c’è da riflettere.

La Nuova: Tempo fa erano state lanciate le iniziative anti-stragi del Discobus e Passa la Chiave a Bob. Cosa ne pensate?

Musacci: Certo non prevengono l’abuso di alcol, chi prende il Discobus lo fa perché ha bevuto troppo.

Moretti: Secondo me sono un alibi per ubriacarsi.

Costantini: Però sono un segmento di quell’impegno collettivo che dovrebbe riguardare tutti.

Alessandra Mura

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