Controllo anti-bulli, venti identificati
La polizia ieri in piazza Trento Trieste dove un mese fa sono avvenuti tre episodi ravvicinati di violenza, con botte e risse
Le premesse c’erano tutte: un assembramento di ragazzini sui diciott’anni e anche meno, un gruppetto nel quale qualcuno in passato si sarebbe dimostrato pronto a menar le mani per un look sgradito o uno sguardo storto da parte di coetanei che per loro sfortuna si fossero trovati a passare sotto i portici del Mac Donald’s, eletti a loro territorio.
Ma a dare un segnale di presidio e controllo, ieri in piazza Trento Trieste è arrivata la polizia di Stato con tre Volanti e un equipaggio della Mobile: gli agenti hanno provveduto a chiedere i documenti ai ragazzi che stazionavano davanti al fast food e nei dintorni di Galleria Matteotti. Gli agenti hanno identificato una ventina di giovani, alcuni dei quali minorenni; un’attività incardinata nell’indagine tuttora in corso sui tre episodi di botte e soprusi avvenuti in modo ravvicinato a dicembre. Tre i casi al vaglio degli inquirenti, fatti che hanno suscitato allarme non solo per la giovane età dei protagonisti, per il luogo affollato o la frequenza con cui si sono ripetuti, ma soprattutto per le cause scatenanti, motivi inconsistenti, pretesti per menar le mani e affermare la propria presenza, quasi a voler “marcare” il territorio. Dunque un’occhiata giudicata insistente o una sigaretta negata sono bastati per mandare due coetanei al pronto soccorso per i cazzotti presi. L’episodio più grave risale al 29 dicembre, e a farne le spese era stato un sedicenne di Mestre in gita a Ferrara con la sua fidanzata. L’unica sua “colpa” era quella di avere i capelli colorati. Tanto è bastato, come ha anche raccontato la mamma con una lettera alla stampa, perché sei bulli lo circondassero e lo riempissero di botte: pugni in faccia che gli sono costati tre punti allo zigomo, una frattura al naso e 25 giorni di prognosi. Un fenomeno che le forze dell’ordine non hanno sottovalutato: la polizia ha avviato un’indagine depositando atti alla procura per chiedere provvedimenti per arginare la banda di bulli. Quello di ieri è stato un segnale forte e preciso per far capire loro che la piazza, e la città, non solo territori di conquista, nè di dominio.
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