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Pizza tesoro dell’umanità Diffidare dalle imitazioni

Pizza tesoro dell’umanità Diffidare dalle imitazioni

Oggi ai “Sofisti” di corso Porta Reno Coldiretti raccoglie le adesioni per rendere il celebre piatto “patrimonio dell’Unesco”, proprio come Ferrara

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Un assaggio di pizza appena sfornata, dopo una firma a sostegno di uno dei più noti piatti tipici italiani. Si potranno fare le due cose assieme oggi in corso Porta Reno, durante l’iniziativa che si terrà dalle 11 alle 17 proprio davanti alla pizzeria “I Sofisti”, al civico 34. A organizzare sono i Giovani di Coldiretti Ferrara che, tra un boccone e l’altro, raccoglieranno adesioni alla candidatura dell’arte della pizza italiana a patrimonio immateriale dell’Unesco.

«La pizza è uno dei prodotti gastronomici “Made in Italy” più conosciuti al mondo, uno dei più importanti simboli del nostro Paese – dice l’associazione agricola -. Ma anche questo, come molti altri, subisce i danni della falsificazione internazionale e dell’ “italian sounding”, ovvero la proposta di piatti e prodotti imitati sia nella fattura, sia nella denominazione per acquisire l’appeal di cui godono i veri prodotti italiani». Un fenomeno che si allarga a macchia d'olio, producendo enormi danni alla nostra economia e che, secondo le ultime stime Coldiretti, costerebbe all'Italia 300.000 posti di lavoro. Il fatturato del falso Made in Italy - nel solo settore agroalimentare - ha superato i 60 miliardi di euro, un danno economico davvero non trascurabile.

Il riconoscimento Unesco sarebbe un'occasione di salvaguardia; già a marzo 2011 è stato presentato ufficialmente il dossier di candidatura dell'Arte della Pizza al Segretariato del Patrimonio Culturale immateriale di Parigi, tuttora in attesa di esame. «L’obiettivo – specifica la Coldiretti - è garantire pizze realizzate a regola d’arte con prodotti genuini, provenienti esclusivamente dall’agricoltura italiana e combattere anche il rischio dell’agro-pirateria alimentare a livello internazionale e dell’appropriazione indebita di identità. In Italia quasi due pizze su tre sono ottenute da un mix di farina, pomodoro, mozzarelle e olio provenienti da migliaia di chilometri di distanza senza alcuna indicazione per i consumatori. Troppo spesso viene servito un prodotto preparato con mozzarelle ottenute non dal latte, ma da semilavorati industriali, le cosiddette cagliate, provenienti dall'est Europa, pomodoro cinese o americano invece di quello nostrano, olio di oliva tunisino e spagnolo o addirittura olio di semi al posto dell'extravergine italiano e farina francese, tedesca o ucraina che sostituisce quella ottenuta dal grano nazionale».

Fabio Terminali

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