Francesco, lacrime e applausi per il dj
Ieri tanta commozione ai funerali del giovane Marzola alla Sacra Famiglia, in chiesa ha voluto esserci anche la fidanzata
«Quello che si prova non si può spiegare qui, hai una sorpresa che neanche te lo immagini, indietro non si torna, non si può tornare giù, quando ormai si vola, non si può cadere più…».
Si è concluso sulle note de "Gli angeli" di Vasco Rossi il rito funebre riservato a Francesco Marzola, svoltosi ieri mattina alla chiesa della Sacra Famiglia di via Bologna. A porgere l'estremo saluto a “Franz”, così era chiamato dagli amici, c'erano decine e decine di persone. Famiglia, parenti, amici, conoscenti, colleghi. In tanti hanno partecipato alla messa di don Mauro Ansaloni che, come ha specificato, non conosceva Federico. «Ho appreso alcune informazioni in questi ultimi giorni dai suoi cari, dai suoi amici… Noi però - afferma il parroco - oggi non perdiamo Francesco. Certo, perdiamo la sua presenza fisica ma lui resterà sempre in noi e accanto a noi. Dio ci ama e ci vuole con sé anche se sorge naturale un altro interrogativo: se questo passaggio dovrebbe avvenire durante la vecchiaia perché è avvenuto adesso? Perché Dio ha permesso che un giovane di 25 anni, nel pieno della sua vitalità, concludesse così i suoi giorni sulla terra? Non conosciamo la risposta».
È il mistero della fede, quella stessa fede che in momenti di rabbia o sconforto si può rinnegare, quella stessa fede contro la quale ci si può arrabbiare ma è anche quella stessa fede «che in questo momento ci può dare un aiuto, che può darci la forza di guardare avanti. Francesco - ribadisce - continua a vivere in noi, ci sarà vicino nel cuore, nei ricordi e nell'affetto e infonderà in noi forza e coraggio. Fermatevi ogni tanto a pensare a chi è stato Francesco, alla sua vitalità e state vicino a chi soffre».
I silenzi della cerimonia religiosa sono spezzati solamente da singhiozzi e colpi di tosse. La chiesa è gremita ma nulla distoglie, nemmeno per un istante, l'attenzione dei presenti. La fidanzata, Michela, era in prima fila. Costretta temporaneamente alla carrozzina a causa delle ferite riportate nell'incidente della scorsa domenica, ha voluto comunque portare il suo estremo saluto al fidanzato. E poi, prima dei ricordi e delle testimonianze degli amici, ha preso la parola don Marco, parroco di Cassana: «Le vostre storie si sono incrociate con le mie - ha affermato - Sono qui per esprimere il mio affetto e la mia vicinanza alla famiglia e a tutti voi. La prima volta che è venuto in chiesa aveva nove o dieci anni, era un bambino. Eravate tutti bambini e oggi siete cresciuti, alcuni di voi si sono sposati e altri sono fidanzati… Ricordo - rivolgendosi direttamente al giovane defunto - quando ti donai un piccolo crocifisso, un simbolo di vicinanza che mi permetterà sempre di essere con te». Nelle parole del parroco c'è stato spazio anche per i precedenti ragazzi scoparsi, tra i quali Bruno Ruberto, il ventenne travolto e ucciso in bici lo scorso luglio. «Con Francesco c'era solo spazio per il divertimento. Non vorresti che - dice un'amica rivolta a lui - queste lacrime fossero per te. Se vedevi qualcuno triste lo rassicuravi dicendo: “Passerà anche questo momento”. Per la tua ragazza avresti fatto di tutto e per suonare bene volevi vedere i suoi sorrisi. Tutti questi ricordi non devono farci piangere ma sorridere, sarai sempre con noi». Alla fine sono stati gli applausi a rompere i silenzi. Applausi sinceri, spontanei, partiti dal cuore. E poi la musica, le lacrime trattenute, i sorrisi e Vasco: questa volta le parole ce le ha messe lui. «…E da qui e da qui, qui non arrivano gli angeli».
Samuele Govoni
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