La strada di Calderoni «Chilometro zero? Meglio il km etico»
Il nuovo presidente della Cia presenta il programma «Qualità, reddito e agricoltura solidale avanti di pari passo»
Da qualche giorno la Confederazione Italiana Agricoltori di Ferrara ha cambiato presidente e aperto una nuova fase strategica di rilancio e innovazione per l'agricoltura e gli agricoltori del territorio. Abbiamo fatto il punto con il nuovo presidente Stefano Calderoni, eletto il 22 gennaio nel corso dell'Assemblea provinciale dell'organizzazione. Molte sono le idee e i progetti contenuti nel documento programmatico tra i quali ci sono quattro pilastri fondamentali, che concretizzano sul territorio la nuova politica economico-sindacale della Cia “Il territorio come destino”. «Il primo punto, davvero all'ordine del giorno - spiega il neo numero uno della Cia - è il reddito delle imprese agricole. Il loro fatturato continua a scendere gradualmente, mentre quello degli agricoltori francesi e tedeschi è aumentato in 10 anni del 63% (dati Eurostat). Questa disparità è dovuta soprattutto alla scarsa dimensione aziendale italiana, a una capacità imprenditoriale non adeguata e alla poca capacità di aggregazione. Per cercare di arginare il problema occorre meno frammentazione e la creazione di piattaforme commerciali più specifiche, una rete distributiva che sia distintiva e valorizzi i nostri prodotti sui mercati esteri. Importante, in questo contesto è il ricambio generazionale. Una nuova generazione di agricoltori che cambi la tendenza - negli ultimi 10 anni hanno chiuso il 30% delle aziende agricole - e scommetta sul futuro dell'agricoltura. Una scommessa che significa produrre colture ad alto valore aggiunto come ortofrutta, vino, miele, latticini all'insegna della qualità e multifunzionalità aziendale». «Ma la qualità - continua Calderoni - deve andare di pari passo con un tipo di agricoltura solidale e sociale che abbiamo definito, nei mesi scorsi, “etica”. Questo concetto deve evolvere e diventare un vero e proprio patto commerciale tra produttori agricoli e consumatori. Ecco, allora, l'agricoltura a “km etico” che va decisamente oltre all'idea di agricoltura a km 0. Questa, infatti, è una minima parte della Plv agricola, la vendita diretta è solo il 3% e noi intendiamo occuparci anche del restante 97%. Per farlo occorre, appunto, un patto a “km etico”: aziende aggregate inserite in una filiera corta ma non confinata in uno spazio territoriale, che producono in termini di sostenibilità, tracciabilità, rispetto dei lavoratori e che si impegnano a garantire qualità a un prezzo giusto. E c'è da parlare del rapporto tra spazio rurale e urbano che deve essere virtuoso e di massima integrazione. Questo è possibile, innanzitutto, se le aziende e le persone nelle campagne hanno pieno accesso ai servizi a partire dalla banda larga fino all'assistenza socio-sanitaria». «Inoltre - conclude Calderoni - gli agricoltori non possono continuamente subire scelte imposte da coloro che non vivono la ruralità. Se viene richiesto un contributo in termini di sostenibilità ambientale, se è vero che l'agricoltura è un "bene comune" allora le scelte che ricadono sulle imprese debbono essere sostenute attraverso incentivi pubblici».
Andrea Tebaldi
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