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l’ex sindaco di Bondeno non può essere sostituito

Fabbri decaduto, il posto è vuoto

Fabbri decaduto, il posto è vuoto

Inedito istituzionale in Provincia: consiglio senza un componente

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Alan Fabbri è ufficialmente decaduto da consigliere provinciale e non può essere sostituito. Il Castello così diventerà, con i suoi undici componenti sui dodici previsti, l’emblema dei bachi legislativi, e non solo, che hanno accompagnato la nascita dei nuovi enti Provincia. «La situazione è molto complicata e così poco normata che intervenire non è possibile» allarga le braccia il vicepresidente provinciale, Nicola Rossi, che la scorsa settimana si è confrontato sul caso Fabbri con il presidente Tiziano Tagliani. Le premesse sono note: Fabbri, sindaco di Bondeno, è stato eletto nel settembre scorso come ultimo votato della lista Provincia insieme, frutto dell’intesa politica tra Pd e centrodestra. Dodici candidati presentava quella lista, dodici ne ha eletti nella inedita votazione tra consiglieri comunali, lasciando a zero per pochissimi voti l’unica lista concorrente, costituita da Fdi e Gol. Pochi giorni dopo, però, il sindaco di Bondeno è diventato candidato prima della Lega e poi dell’intero centrodestra per la presidenza della Regione, è risultato eletto in consiglio regionale ed è decaduto da sindaco. Poiché la legge del 7 aprile 2014 sulle Province prevede che siano eleggibili a consigliere provinciale solo sindaci e consiglieri comunali in carica, «la cessazione dalla carica comunale comporta la decadenza» dalla Provincia. Così il consiglio provinciale, nella seduta del 21 gennaio, ha deliberato la decadenza di Fabbri, senza però poter andare a pescare altri nominativi nella lista vincitrice.

Non è stato evidentemente trovata nelle pieghe della legge provinciale un’indicazione su come fare in questi casi, ad esempio far entrare in consiglio il primo eletto della seconda lista, nè l’obbligo di andare a nuove elezioni per colmare il vuoto. Non si capisce, tra l’altro, nemmeno dove si potrebbe fermare la decimazione del consiglio, in caso di altre dimissioni, prima di dover tornare alle urne.

La soluzione alla quale sono approdati in C astello è quindi di andare avanti con un consiglio monco, 11 componenti, un inedito assoluto a livello istituzionale. In queste condizioni dovranno essere affrontate fondamentali questioni, come la sorte dei dipendenti. (s.c.)

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