Gli scenari ferraresi per il nuovo questore
Inizio mandato per il nuovo numero uno della Polizia a Ferrara, Antonio Sbordone
Benvenuto e buon lavoro nella città del quieto vivere, nell'isola felice, nella provincia bella. Più o meno. Oggi s'insedia il nuovo questore di Ferrara, Antonio Sbordone proveniente da Salerno, che succede a Orazio D'Anna avviato a Livorno. Molti ringraziamenti al secondo.
Qualche scenario per il primo, il quale, essendo uomo d'esperienza, sa che il giornale della città e del territorio è il miglior mezzo per spalancare i capitoli dell'ordine pubblico, della sicurezza, della salute sociale.
Il problema cronico della città è quello della Gad (zona Giardino, Arianuova, Doro) ovvero zona stazione, stadio, Grattacielo.
Qui lo spaccio e la prostituzione hanno frequenza e intensità così importanti d'avere innescato la reazione e mobilitazione dei residenti. Questi hanno ragioni infinite, perché le piaghe stanno sul marciapiede, in giardino, sul pianerottolo, nell'atrio. Gli abitanti non sopportano la frase decotta che riduce il problema della criminalità a "una percezione". Come fosse colpa delle antenne istintive degli abitanti.
La città è antica, orgogliosa, universitaria, ospitale, pacata. Come la provincia. Così che ogni fatto esuberante, fuori dalla cronaca ordinaria, diventa eccezionale. È bene che i ferraresi non abbassino l'asticella del controllo del territorio, che funziona unicamente se in collaborazione con le forze dell'ordine. Dal bullismo ai molestatori, dalle violenze agli atti vandalici. Ma niente ronde o controlli fai-da-te. Sono una tentazione spuntata.
Se alla Gad la microcriminalità viaggia in bicicletta e sconfina in centro storico, quella internazionale e organizzata (mafia) secondo indagini recenti ed episodi incombenti, c'è, ma non si vede. Non ha anatomie tentacolari come in altre province emiliano-romagnole, ma qui trova larghi spazi d'invisibilità, transito, lenta infiltrazione, perché da noi è più importante e storica la proprietà immobiliare che i liquidi in movimento. Il caso della morte di Federico Aldrovandi non è mai spento.
Così insopportabile e bruciante, si accende non appena l'intonazione di una parola o la curva di un commento riaprono la ferita. La piazza e la questura sono i due poli da cui dipende la consapevolezza della giustizia amministrata e quindi della pace sociale.
Qui è necessario un lavoro di custodia, molto assorbente. Costante. Perché va svolto minuto dopo minuto, con discrezione e prontezza, com'è preteso da un'opera d'architettura dove è un gusto vivere.
s.scansani@lanuovaferrara.it
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