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"Più sicurezza e più ascolto dei cittadini"

di Daniele Predieri
Il neoquestore Antonio Sbordone
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Il neoquestore Antonio Sbordone

Il questore Antonio Sbordone si presenta alla città: la gente vuole tranquillità, faremo di tutto perchè sia garantita. I comitati sono le nostre antenne, le nostre porte sono aperte

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"Senza ipocrisia e infingimenti sono molto contento di essere qui a Ferrara e a confrontarmi con una realtà come questa». Il nuovo questore Antonio Sbordone si presenta alla città nel suo primo giorno di lavoro a Ferrara. Ricorda la sua esperienza trentennale in Polizia, gli anni passati a Napoli e le difficoltà di far rispettare la legge «tra i bisogni primari della gente e i diritti- doveri».
Con questa sensibilità si appresta a dirigere la questura di Ferrara, «città bellissima di cui ho colto la magia», città dove «la popolazione è tranquilla e ha il forte desiderio di restare tranquilla e faremo di tutto perchè sia garantita la sicurezza».
 

Sicurezza. «Sul tema sicurezza dobbiamo attrezzarci calibrando il nostro intervento, bilanciando i problemi del personale, non soddisfacente» Problemi generali non solo della Polizia, sottolinea ma di tutto il paese e quindi «useremo le nostre risorse in base esigenze, impegnandoci a capire i fenomeni più urgenti».
 

Leggi e armi spuntate. Spesso però le forze dell’ordine sembrano avere armi spuntate, per norme e leggi che impediscono di fatto di aggredire la piccola criminalità e lo spaccio. «Sono un uomo di Stato, noi applichiamo le leggi che ci sono» risponde diplomaticamente. Ma cosa si può fare realmente? «I reati non debbono accadere, occorre la massima prevenzione, quando il reato è già successo abbiamo fallito».
 

Mafie e infiltrazioni. Ha segnali di infiltrazioni mafiose a Ferrara, visto che è un esperto di altre realtà in odor di camorra? «Quello che posso dire è che rispetto altre realtà, non ho conoscenza che ve ne siamo qui"  e ricorda quando giovane funzionario di polizia, fu commissario di un comune del napoletano sciolto per mafia «là si percepivano infiltrazioni a tutti i livelli».
 

Cittadini e comitati Gad. «La polizia deve avere la capacità d’ascoltare i cittadini: so che vi sono associazioni nel territorio noi abbiamo bisogno della loro collaborazione, sono le nostre antenne. Vi sono problematiche, esigenze e sofferenze che vanno ascoltate, quello che posso dire è che le nostre porte sono aperte».

Caso Aldrovandi. Ovviamente è a conoscenza del caso che ha scosso la città e  la polizia e ribadisce che «la Polizia di Stato deve avere la massima fiducia dei cittadini. La vicenda Aldrovandi è una vicenda che dolorosa è dir poco, poichè si parla di un dolore che non si spegnerà mai. Siamo una amministrazione sana, e abbiamo sempre avuto il massimo rispetto per questo dramma, nel caso vi fossero ferite aperte ancora tra città o famiglia ciò mi addolora e dovremmo assolutamente lavorare per rimarginarle»
 

Poliziotti condannati. Tra due giorni, mercoledì, vi è un appuntamento importante alla Corte di Conti, si decide sul sequestro dei beni, per 2 milioni di euro, dei 4 agenti condannati per la morte di Federico Aldorvandi: «Rispetto le decisioni dell’autorità giudiziaria e comprendo anche la vicenda umana dei 4 poliziotti in questo contesto».

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