Garantire sicurezza, parola di questore
Antonio Sbordone si presenta alla città: «collaborazione ad associazioni e comitati, perché sono le nostre antenne»
Lo avevano terrorizzato: «Mi dicevano, ‘troverai neve e nebbia a Ferrara’». Invece lo ha accolto un sole padano e già gli è bastato per sostituire il ‘suo’, quello napoletano: tutta un’altra cosa, ma sempre sole è.
Antonio Sbordone, neoquestore di Ferrara, si presenta alla città e spiega «senza ipocrisia e infingimenti» che «sono molto contento di essere qui, a confrontarmi con una realtà come questa». Al suo primo giorno di lavoro (senza neve e nebbia) ricorda la sua esperienza trentennale in Polizia, gli anni passati a Napoli e le difficoltà di far rispettare la legge «tra i bisogni primari della gente e i diritti- doveri». Con questa sensibilità si appresta ora a dirigere la questura di Ferrara, «città bellissima di cui ho colto la magia», città dove «la popolazione è tranquilla e ha il forte desiderio di restarlo: e noi faremo di tutto perchè sia garantita la sicurezza». Un segnale forte, rivolto ai tanti cittadini che ormai da anni chiedono risposte sul fronte della sicurezza. Il questore sa che occorre lavorare parecchio, che la città «non è un’isola felice come tante altre città in Italia, poichè non esistono più vista la crisi economica, i flussi migratori e una società sempre più violenta rispetto a 20/30 anni fa».
E allora cosa fare, subito?
Lo ammette lui stesso, «dobbiamo attrezzarci, calibrando il nostro intervento, bilanciando i problemi del personale, non soddisfacente numericamente», spiega in modo assai equilibrato. Poichè si tratta di problemi generali, non solo della Polizia, ma di tutto un paese, in questi tempi di crisi, rammenta ai cronisti in questura, quasi a giustificare i tanti problemi che dovrà governare. E quindi, promette, «useremo le nostre risorse in base alle esigenze della città e dei cittadini, impegnandoci a capire i fenomeni più urgenti». I fenomeni più urgenti, spaccio, piccola criminalità, però sembra siano combattuti sulla strada, tutti i giorni, con leggi e armi spuntate, che impediscono di fatto di aggredire i reati: «Sono un uomo di Stato, noi applichiamo le leggi che ci sono», risponde diplomaticamente.
Ma cosa si potrebbe fare realmente? «I reati non debbono accadere poichè occorre la massima prevenzione, quando il reato è già successo abbiamo fallito». Venendo da una realtà dove la criminalità ha livelli di emergenza ben più alti, ed essendo esperto anche di anticamorra spiega che «non ho conoscenza di infiltrazioni in questi territori» e ricorda l’esperienza da giovane funzionario di polizia, commissario di un comune del napoletano sciolto per camorra, Torre Annunziata: «là e allora, si percepivano infiltrazioni a tutti i livelli».
I problemi a Ferrara sono altri: droga alla Gad e in mezza città, microcriminalità e furti, problemi che da tempo vengono urlati alle forze dell’ordine, sui quali secondo la gente non si vedono risultati : «La polizia - spiega - deve avere la capacità d’ascoltare i cittadini: so che vi sono associazioni nel territorio, abbiamo bisogno della loro collaborazione, perchè sono le nostre antenne». E quindi si sofferma sul fatto che «vi sono problematiche, esigenze e sofferenze che vanno ascoltate, quello che posso dire è che le nostre porte sono aperte e che la collaborazione con i cittadini è fondamentale».
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