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Rapimento sventato, tre in manette

Rapimento sventato, tre in manette

Nella banda un uomo residente a Pilastri di Bondeno e il figlio disoccupato. Nel mirino l’erede tredicenne del re della birra

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Volevano rapire un ragazzino di 13 anni, strappandolo dall’auto della madre, mentre lei lo stava accompagnando a scuola. Un progetto da «cialtroni disorganizzati», come ha spiegato il comandante dei Ros di Padova Paolo Storoni. L’ostaggio: il figlio di Bernardo Bassan, imprenditore di Thiene e “re della birra”. I rapitori: Massimo Silvestrin , 40 anni, residente a Pojana Maggiore, ristoratore e già proprietario di un famoso pub di Este. Gianfranco Galani, 70 anni, autotrasportatore di origini rodigine e residente a Pilastri di Bondeno fino al 28 febbraio 2014, quando è stato cancellato dall’anagrafe del Comune matildeo per irrintracciabilità. Terzo componente della banda, Antonio Galani, 43 anni, figlio di Gianfranco, disoccupato e residente a Bologna. Tutti e tre accomunati da pessime condizioni economiche.

Il ratto sarebbe dovuto scattare alle 7 di ieri mattina: in macchina avevano coperte, corde, un cappuccio e una mappa dettagliata della casa della loro vittima, con accanto il capannone dell’azienda di famiglia, le vie di accesso, i dintorni. La loro idea era di portare il ragazzo in un casolare abbandonato nella campagna veneta e lì aspettare qualche giorno, in attesa che il padre raccogliesse il milione di euro che volevano estorcergli per restituirgli il figlio. Erano convinti che per proteggere il suo ragazzo, l’industriale avrebbe pagato tambur battente senza denunciare alcunché e che loro avrebbero fatto il colpo della vita: pochi giorni di “lavoro” e poi via, a spendere il danaro al caldo. Invece sulla loro strada - letteralmente, sulla loro strada - hanno trovato i carabinieri dei Ros che li seguivano da settimane, insieme ai colleghi del Nucleo investigativo di Rovigo e con la supervisione stretta della Procura di Venezia, che ha competenza regionale in caso di sequestri di persona a scopo di estorsione. Alle 7 di ieri mattina, i carabinieri hanno infatti bloccato e arrestato il terzetto quand’era ancora in auto, fermo in un posteggio davanti alla sede della distilleria Bassan a Thiene, in attesa - carichi di adrenalina - che il ragazzo con la madre transitassero come ogni giorno in auto per andare a scuola: volevano tagliare la strada alla macchina, simulare una rapina e portarsi via il ragazzo. Invece è scattata l’operazione del Ros e si sono aperte le celle del carcere.

Le manette sono dunque scattate ai polsi del terzetto. Silvestrin conosce bene Bernardo Bassan e la sua famiglia: l’imprenditore era il fornitore di birra e liquori del suo pub e con lui Silvestrin ha un debito di decine di migliaia di euro che non riusciva a onorare. Così aveva pensato di fare il colpo grosso: ma non sapeva di avere sul collo il fiato dei carabinieri del Ros e della Procura. Da tre settimane, infatti, i carabinieri intercettavano le telefonate della banda e seguivano i tre passo passo: da quando una donna che era stata contattata per fare la vivandiera del gruppo aveva preso paura e denunciato il progetto di rapimento.

Più volte, nell’ultima settimana, i tre uomini sembravano essere stati lì lì per entrare in azione: e la macchina per il blitz si è messa in moto. Poi rinviavano e i carabinieri si fermavano: arrestarli in flagranza era fondamentale per reggere la pesante accusa di tentato sequestro di persona: il tutto, però, con la massima sicurezza della famiglia: ignara di tutto, ma costantemente “sotto scorta” dei carabinieri.

Fino a ieri mattina, quando i tre si sono ritrovati nel posteggio ad attendere l’auto della signora Bassan con il figlio, diretti a scuola. In quegli stessi minuti, i carabinieri bussavano alla porta della famiglia Bassan e in un battibaleno la realtà più sconvolgente ha invaso la quotidianità di una famiglia. «Non ci posso credere, sembra di essere in un film....ditemi che non è vero», ha mormorato la donna, mentre in cucina ascoltava incredula e sconvolta il racconto del pericolo scampato dal figlio. Da parte sua, il ragazzo ha tradito l’emozione per l’enormità del rischio che aveva corso, con una singola lacrima.

I tre si trovano ora in carcere e nelle prossime ore saranno sentiti dal giudice per le indagini preliminari di Vicenza, chiamato a convalidarne l’arresto. Poi il fascicolo tornerà alla Procura di Venezia.

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