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Fondazione Caricento il nome forte è Tassinari

Fondazione Caricento il nome forte è Tassinari

Si parla dell’ex presidente di Coop Italia per la successione a Milena Cariani Sullo sfondo delicati equilibri e l’eventuale aumento di capitale della banca

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L’alleanza bancaria con i “cugini” di Ferrara è scesa sotto la linea dell’orizzonte, ma la Fondazione Caricento è comunque in vista di settimane decisive. In primavera, probabilmente entro aprile, bisogna infatti rinnovare il consiglio di amministrazione a partire dal presidente, e i nuovi vertici dovranno affrontare questioni fondamentali per il futuro della banca controllata, compreso l’aumento di capitale ventilato da più parti. A prendere decisioni in merito non sarà Milena Cariani, il presidente uscente che è reduce da due mandati quadriennali consecutivi e, come diversi altri consiglieri, non è rinnovabile per statuto. Il nodo di questa tornata è appunto la successione del presidente, particolarmente complessa perché Cariani è stata al tempo stesso punto di equilibrio delle tante anime dell’assemblea e centro di potere: modello non replicabile, in ogni caso, anche per via delle tensioni che ha prodotto. Uno degli orientamenti che stanno emergendo tra i soci, quindi, è di affidarsi ad una figura completamente diversa, di cultura ed esperienza manageriale, anche per via delle sfide che la Fondazione dovrà affrontare nei prossimi anni. E il nome che circola più frequentemente da qualche settimana a Cento è quello di Vincenzo Tassinari, attuale consigliere della banca ma conosciuto da tutti, in Italia e anche a livello internazionale, per i tanti anni passati al vertice di Coop Italia, la centrale acquisti del colosso cooperativo dei consumi.

Su Tassinari sarebbero pronti a convergere in tanti, anche se bisogna vedere che impatto potrà avere la radice cooperativa di sinistra (moderata) del manager, e se Bankitalia potrà avere da ridire sul passaggio dalla banca alla controllante.

Meno automatica di quanto non si possa immaginare, invece, è la proiezione di una nomina del genere sulle strategie, in vista in particolare dell’aumento di capitale della banca, che sembra suggerito dalle esigenze di rafforzamento patrimoniale caldeggiate dagli organi di vigilanza anche per le banche extra-Bce, piuttosto che dall’operazione Carife. La Fondazione detiene direttamente il 51,40% del capitale Caricento, e attraverso la holding dedicata un altro 15,64%: il 2015 potrebbe essere l’anno dell’alleggerimento di questa partecipazione, ma l’idea di essere affiancati da un socio forte come Unipol è tutta da valutare.

Stefano Ciervo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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