La Nuova Ferrara

Ferrara

il commento

Le isole felici non esistono

Stefano Scansani

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Il Ferrarese è un territorio vergine, o qui non c’è trippa per gatti. Bisogna stare attenti a non cascare sciaguratamente in questo confronto pensando all’infiltrazione mafiosa che solo sfiorerebbe la nostra provincia. Storica per dimensioni, imponente e impetuosa, l’operazione Aemilia con 200 persone arrestate e indagate, sequestri e perquisizioni, non tocca il Ferrarese. Ci ha girato intorno.

Come se i confini d'attività delle mafie fossero i fossi e i pioppi. Ci ha girato intorno, nonostante l' attività investigativa abbia passato al setaccio gli affari della 'ndrangheta, le relazioni economiche, politiche, mediatiche in larga parte nelle province di Reggio Emilia e Modena, nel vicino Mantovano e nel Veronese. Proprio da Reggio - città del Tricolore e della Resistenza - si dipana esponenzialmente il sistema, un tumore, che avrebbe nella famiglia Grande Aracri il motore che lega la Calabria al Nord, l'Italia alla Germania, come se le scansioni geografiche tenessero ancora un senso nell'interpretare l'anatomia della criminalità organizzata. Che ci sfiora, per un semplice motivo espresso ieri in conferenza stampa dal procuratore della Repubblica di Bologna Roberto Alfonso: "E' la mafia imprenditrice quella che abbiamo scoperto in Emilia. E' questa la novità dell'indagine".

L'attenzione che devono prestare i ferraresi a questa storia è che noi non siamo immuni, men che meno estranei. Casca in trappola chi fa questo conto elementare e rude: se questa mafia è imprenditrice non si radicherà mai nel Ferrarese, perché da noi l'imprenditoria è sottile come la carta velina, pulviscolare, e il denaro che circola e ricircola è poco. A Ferrara infatti c'è più terra che moneta. Casca in trappola anche chi benedice questo stare in periferia, alla larga dalle conurbazioni che assecondano la via Emilia, perché appunto le mafie non trovano linfa, vantaggio. Vergine è bello, dunque. Non si può essere d'accordo, perché, così si misurerebbe la nostra pace sociale, il benessere (seppur ridotto), il controllo del territorio, con la prova del nove dell'infiltrazione mafiosa.

La 'ndrangheta non può diventare l'unità di misurazione del nostro stato di convivenza e di economia. Piuttosto il clamore dell'operazione Aemilia, la quale molto ha indagato l'interesse sulla ricostruzione post sisma del 2012, deve mettere questa provincia in allerta, perché quel male contamina e ammazza. Allerta, occhi aperti, orecchie larghe, come ho scritto lunedì in coincidenza dell'insediamento del nuovo questore a Ferrara. Antonio Sbordone lo stesso giorno, in conferenza stampa, ha replicato implicitamente a quella sollecitazione con la miglior formula per l'attività di polizia e per la partecipazione della gente: meglio che i fatti non accadano, bisogna lavorare per la prevenzione, a monte, tutti, perché quando il crimine si consuma, ormai è tardi…

La pretesa immunità ferrarese va messa in dubbio, perché il crimine organizzato è multiforme: da noi - dove non c'è trippa per gatti - può comunque transitare, mettersi in sonno, sostare, mimetizzarsi. Nel mio commento domenicale del 12 ottobre dell'anno scorso avevo analizzato le simbologie di quella testa di coccodrillo con le fauci aperte, le palpebre semichiuse e la coppola, che morfologicamente coincide con la nostra regione. Avevo scritto: l'illustrazione che ho scelto in prima pagina per corredare questa riflessione è importante e contraddittoria. Rappresenta un'Emilia Romagna zoomorfa. Ha le sembianze di un coccodrillo, munito di uno degli attributi di Cosa Nostra, la coppola. Le fauci dentate semiaperte coincidono con l'itinerario della via Emilia. Di conseguenza Ferrara se ne sta sopra, tra la palpebra e la coppola. Non importa se il coccodrillo con copricapo rappresenta una criminalità culturale e un po' folklorica, che invece è professionale, larga, infiltrata, inimmaginata, in camicia.

Conta che Ferrara sia finita (per caso) tra la palpebra e la coppola. Cioè in una posizione dove l'ombra, la piega, la ruga, possono far immaginare una nostra marginalità rispetto al fenomeno. Quindi non diciamo e non scriviamo che la mafia non c'è. Piuttosto non ha da arrivare, non per verginità o perché non c'è trippa per gatti. Perché è cambiata l'aria: le isole felici non esistono.

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