Non c’è ambulanza, indaga la procura
Primi accertamenti sulla segnalazione di un cittadino costretto ad attendere ore per portare a casa una parente dimessa dall’ospedale
Sulla ambulanza che non c’era, sulle chiamate a vuoto per cercarla e trasportare a casa, di notte, una paziente dimessa, ora indagano procura e polizia. L’inchiesta è stata aperta d’ufficio dalla procura dopo la denuncia-segnalazione che il signor Oreste Mazzuccati aveva fatto alla Nuova Ferrara, raccontando la sua odissea. Da quanto si è appreso, al momento vi sono solo atti conoscitivi e la raccolta del materiale è stato ordinato dal procuratore capo Bruno Cherchi che, nel caso possano esservi sviluppi, potrebbe assegnare il fascicolo ai magistrati del suo ufficio. E’ ancora presto per valutare anche il reato, ma si potrebbe - come ipotesi e nulla più - indicare che vi possa esser stata una interruzione di pubblico servizio. Quel che è certo è che la denuncia del signor Mazzuccati ha portato alla luce un disagio che tanti ferraresi da tempo stanno subendo e che la stessa amministrazione sanitaria sta cercando di gestire e superare.
Dunque, sul groviglio delle ambulanze ora le inchieste giudiziarie sono due, aperte dalla procura e sulle quali vige il più stretto riserbo. Quella più attuale lo rammentiamo, è stata attivata sulla base del nostro articolo: riguarda il caso che era stato segnalato nei giorni scorsi dal signor Mazzuccati che dopo aver trasportato una parente al Pronto soccorso con l’ambulanza, e aver atteso che venisse dimessa, aveva cercato inutilmente un mezzo sanitario per trasferirla a casa: delle undici associazioni preposte a questo servizio - siamo a sabato scorso, dopo le 20/20.30 -, nessuna aveva garantito il servizio richiesto. Dopo la chiamata al 113 e l’intervento della polizia, Mazzuccati era riuscito a trovare un’ambulanza solo dopo 2 ore d’attesa. E allora vien da chiedersi: se le associazioni di volontariato che svolgono servizio ambulanza vengono inserite in una lista, se vengono valutati i requisiti per l’accreditamento concesso dalla Regione, non sarebbero obbligate a fornire il servizio, che è privato ma con utilità pubblica? Da qui la possibile tesi che si tratti di servizio pubblico che non viene garantito con tutte le considerazioni giuridico-tecniche che ne derivano. Come ricordiamo, oltre questa, c’è l’altra inchiesta aperta da tempo per cui vi sono accertamenti in corso proprio sul rispetto dei requisiti alla base dell’accreditamento. Fatti portati all’attenzione dell’opinione pubblica già questa estate dai vari sindacati della sanità e che come era stato anche riportato dalla Nuova Ferrara l’estate scorsa, aveva visto i primi accertamenti compiuti dalla Finanza su un’associazione di volontariato, ma su tutto questo la procura oppone il massimo riserbo.
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