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PORTOMAGGIORE

«Non fu una strage per soli 15 minuti»

di Daniele Predieri
«Non fu una strage per soli 15 minuti»

La mattina del crollo gli studenti dovevano entrare nel palasport. Ieri la richiesta di 6 condanne

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PORTOMAGGIORE. Impiega poco più di mezzora per sintetizzare 5 anni di inchiesta, processi e perizie la pm Patrizia Castaldini, chiudendo il processo per il crollo del Palasport di Portomaggiore: alla fine ha chiesto al giudice Franco Attinà la condanna di sei imputati e l’assoluzione dei due rimasti degli 8 a giudizio. Secondo la pm Castaldini hanno responsabilità nel crollo - e per loro è stata chiesta la pena di 1 anno e 6 mesi - il direttore dei lavori del Comune di Portomaggiore, l’ingegnere Luisa Cesari, quindi il collaudatore dell’opera finita, l’ingegnere Giuliano Mezzadri; quindi titolari e tecnici della ditta che costruì il tetto, Stefano Tommasi, amministratore della Sole Engineering di Terni, e Vincenzo Fattorini, progettista della copertura, responsabile tecnico per la Sole nonchè direttore lavori in officina che avrebbe dovuto controllare l’esecuzione dei filetti: per le lavorazioni su aste e sfere, sono accusati i fratelli Canalicchio, Giovanni e Pasquale, della omonima ditta di Terni, che realizzarono aste e sfere che avvitate tra loro (come un gigantesco gioco di costruzioni)dovevano sostenere la copertura del tetto. Assoluzione, invece, per i due titolari tecnici della ditta Ced di Berra, Piero Giori e Gianni Donato che costruirono solo i muri, non il tetto. Secondo l’accusa, il giorno del crollo, avvenuto alle ore 8 del 10 marzo 2010, sarebbero bastati 15 minuti in più, per trasformare il crollo del tetto del palasport in una strage di studenti che alle 8.15 di quel giorno avrebbero dovuto entrare nella palestra per fare ginnastica. La pm Patrizia Castaldini lo ha ricordato ieri mattina nella sua requisitoria, quando quella mattina, le telefonarono perchè pm di turno ed ebbe i brividi: «Fortunatamente il crollo si verificò 15 minuti prima quando non vi era nessun all’interno» ha spiegato al giudice Attinà che da oltre un anno sta processando gli 8 imputati. Le perizie tecniche del processo (due, degli ingegneri Baroni e Trombetti) - ha spiegato la pm - hanno indicato come cause del crollo diversi fattori: difetti ed errori nelle lavorazioni ed esecuzioni dei filetti di viti e sfere; la scelta errata dell’acciaio usato, diverso da quello per cui aste e sfere erano state progettate e le dimensioni (più piccole) delle sfere al montaggio. Errori, dunque di chi fece le lavorazione, di chi poi montò aste e sfere avvitandole per formare la struttura del tetto e chi avrebbe dovuto controllare e non lo ha fatto. Esclusi invece solo coloro che realizzarono i muri (la Ceb di Berra). Il 3 febbraio parola alle difese, poi il 10 la sentenza.

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