Rapimento sventato, il paese s’interroga
Pochi ricordano Gianfranco Galani. Il terzo complice parla con il legale: martedì non ci sarebbe stato alcun sequestro
PILASTRI. Ha lasciato sbalorditi, nel paese di Pilastri, frazione del Comune di Bondeno al confine con il Mantovano, il fatto che un loro ex residente sia stato coinvolto - insieme al figlio e a Antonio e al ristoratore Massimo Silvestrin - nel tentativo di rapimento del figlio di Bernardo Bassan, imprenditore di Thiene, conosciuto come il “re della birra”. Eppure, Gianfranco Galani, un uomo di 70 anni finito in manette per quello che gli inquirenti hanno definito "un maldestro colpo", per un certo periodo di tempo ha abitato proprio a Pilastri. Anche se gli abitanti di questo paese di circa mille anime, a dire il vero, proprio non ricordano l'uomo. Però qualcuno, al bar di Pilastri, giura di averlo visto, almeno una volta in giro. Anche soltanto «per acquistare le sigarette». Dalle voci che circolano in paese, tuttavia, lui e la sua famiglia, originari del Rodigino, non si erano integrati nel tessuto sociale della frazione. In effetti, la presenza sul territorio di Gianfranco Galani deve essere stata del tutto episodica: l'autotrasportatore non risulta, infatti, essere stato residente al momento del Censimento della popolazione del 2011 e, nella sua abitazione, non centralissima rispetto alle vie principali, si racconta che la posta uscisse ormai dalla buca delle lettere, nel suo ultimo periodo di permanenza. Indicatori che avrebbero fatto scattare le ispezioni da parte del Comune che, il 28 febbraio 2014, ha cancellato Galani dagli archivi dell'anagrafe, per irrintracciabilità.
Intanto ieri l’avvocato ferrarese Ciriaco Minichiello ha incontrato in carcere a Vicenza il suo assistito Silvestrin, che ha spiegato al legale, in lacrime, che martedì mattina non sarebbe avvenuto nessun sequestro: lui e i due complici erano a Thiene solo per mettere alla prova la loro complice, che temevano facesse il doppio gioco. «Massimo aveva effettivamente pensato di rapire il ragazzino» spiega il legale «ma ha assicurato che si sarebbe fermato prima. Ha ammesso di aver fatto una stupidaggine e soprattutto ha assicurato che l’altra mattina non era a Thiene per sequestrare il ragazzino». L’idea di rapire il nipote di Bassan era balenata lo scorso Natale e Silvestrin l’aveva condivisa con i due Galani («figure disperate, che Massimo aveva più volte aiutato portando loro del cibo») e poi con la complice polesana - conosciuta attraverso un amico - che ha mandato il piano all’aria. La donna, secondo i piani, doveva essere l’autrice materiale del sequestro: «A un certo punto i tre hanno ipotizzato che la complice li stesse prendendo in giro, facendo il doppio gioco. Hanno quindi voluto metterla alla prova, invitandola provocatoriamente a mettere in atto il sequestro per martedì mattina. Erano già consapevoli che lei non l’avrebbe fatto ed erano davanti alla casa del ragazzino per verificare l’affidabilità della donna».
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