"A Ferrara non abbassiamo la guardia"
Pinuccia Niglio, dirigente ufficio antimafia Prefettura: controlli e monitoraggi sul rischio infiltrazione
Le armi contro le cosche: interdittive e white list, atti amministrativi che diventano ‘prove’ in procura
TSUNAMI 'NDRANGHETA: 107 ARRESTI
LEGGI IL COMMENTO DEL DIRETTORE
GUARDA IL VIDEO
FERRARA - Mezza regione deve fare i conti con la ’ndrangheta, la nostra provincia poco o nulla. Partendo dal blitz dei giorni scorsi e sulla base dei riscontri dell’indagine Aemilia, gli atti e i numeri indicano che non vi sono infiltrazioni conclamate, nel Ferrarese, ma al tempo stesso non si deve abbassare la guardia e potenziare i controlli.
Altro aspetto che conferma in modo indiretto un condizionamento limitato delle cosche è il numero degli atti amministrativi di natura antimafia: in provincia si contano sulle dita di una mano, poichè sono solo tre le interdittive antimafia decise dalla Prefettura di Ferrara negli ultimi anni, mentre a Reggio e Modena, epicentri del blitz contro la ’ndrangheta, sono centinaia e centinaia.
Il business delle cosche. Dunque, possiamo dir davvero che non vi sono infiltrazioni? E si può affermare, provocatoriamente, che non vi sono rischi nel Ferrarese poichè poche le risorse da aggredire e spartire? «Possiamo dire che vi è un quadro per cui è fondamentale vigilare e non abbassare la guardia sulle infiltrazioni», spiega in modo diretto Pinuccia Niglio, responsabile ufficio antimafia della Prefettura, coordinatore per il Prefetto del Gruppo interforze provinciale antimafia: è lei a fare il punto sulle infiltrazioni, dall’osservatorio della prefettura, da tempo primo barriera difensiva, con le interdittive, strumenti preventivi di tutela antimafia.
Massima attenzione. «E’ ovvio - analizza nel dettaglio la Niglio - che la situazione economica della nostra provincia condiziona l’infiltrazione nella misura in cui la criminalità organizzata è un’impresa economica con l’obiettivo di far business e ovviamente tende ad inserirsi in contesti favorevoli al ’far soldi’». E anche vero che dai dati in possesso alla Prefettura si potrebbe affermare che non vi sono infiltrazioni criminali conclamate.
Nessuna intimidazione. «Possiamo dire che in provincia non si evidenziano casi che possano far pensare a intimidazioni di gruppi criminali in parti del nostro territorio. Tuttavia è doverosa la massima attenzione perchè nessuna provincia italiana può ritenersi esclusa dal rischio infiltrazione da parte delle organizzazioni criminali». Le interdittive, ad esempio, sono segnali che vanno in questo senso, allarmi di infiltrazione? Rischi e controlli. «Sì, visto che anche a Ferrara sono stati adottati provvedimenti interdittivi motivati dalla presenza di rischi di inquinamento da parte di gruppi di criminalità organizzata in alcune aziende sul territorio». «Per quanto ci riguarda - sottolinea la Niglio - continueremo a lavorare con la massima attenzione e la collaborazione delle forze dell’ordine nel monitoraggio delle ditte che si iscrivono nelle nostre white list».
Fortuna da conquistare. I numeri, volendo essere obiettivi, indicano una situazione fortunata per la nostra provincia, anche se fortuna non è parola adatta in questi contesti.
Continui monitoraggi. «La nostra ‘fortuna’ per così dire, dobbiamo conquistarcela giorno per giorno» riflette ad alta voce la Niglio. «Come? Con il monitoraggio sul territorio, controlli delle presenze sui cantieri, delle composizioni societarie, delle attività imprenditoriali “spregiudicate”: tutto questo deve essere considerato un obiettivo di tutti, non solo dei Prefetti che rilasciano la certificazione antimafia o delle Procure inquirenti, ma degli enti a tutti i livelli, degli uffici, fino all’ultimo geometra responsabile di cantiere».
Spunti per le procure. Spesso criticati come strumenti giuridici, le interdittive diventano spunto per l’attività delle Procure. «Posso ricordare, ad esempio, il caso delle numerose interdittive della prefettura di Reggio Emilia: erano il segnale di una situazione, che ora è deflagrata con la grande operazione di questi giorni contro la n’ndrangheta». «Ciò che è successo tra Reggio e Modena - aggiunge la Niglio - non ci sorprende perchè da tempo eravamo a conoscenza dei provvedimenti del prefetto di Reggio Emilia». Insomma, erano segnali delle infiltrazioni presenti da tempo, visto che l’inchiesta sembra essere una trasposizione penale di fatti e atti amministrativi di cui era già a conoscenza la prefettura di Reggio Emilia. Atti trasmessi a Ferrara, serviti poi per compilare la nostra white list.
Fuori dalla White list. Non a caso, prefettura e il gruppo interforze di controllo sugli appalti, che lavorano per verificare le credenziali delle ditte che chiedono l’iscrizione alla White list hanno escluso la ditta Bianchini di San Felice, coinvolta nell’inchiesta (titolari arrestati): voleva lavorare anche nella ‘povera’a Ferrara. Ed è un segnale su cui riflettere.
Daniele Predieri
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
