Camera, due facce nuove rubano la scena
Il leghista Fabbri sfida il regolamento, la neo deputata Paola Boldrini (Pd) in diretta tv con la presidente Laura Boldrini
Gli ultimi arrivati hanno subito preso possesso della scena a Montecitorio. Alan Fabbri al suo primo ingresso in aula - oltretutto non da deputato - ha subito sfidato il regolamento della Camera mostrando insieme ad altri grandi elettori leghisti guidati da Calderoli una fotocopia del quotidiano “il Manifesto” con a tutta pagina il titolo “Non moriremo democristiani”. Così il giornale diretto da Luigi Pintor titolava nel 1983 all’indomani delle elezioni in cui la Dc di De Mita crollò del 6%. Il significato di questo 'omaggio' leghista al quotidiano comunista è la protesta lumbard contro la candidatura di Sergio Mattarella al Quirinale, che i leader nazionali del Carroccio contrastano in quanto «democristiano della prima Repubblica».
Fabbri ci mette un po’ del suo: «Renzi si spaccia come rottamatore e poi propone un vecchio nome della politica italiana. Uno così noi non lo votiamo».
Niente sceneggiate per la neodeputata Paola Boldrini, che siede in Parlamento da 12 gennaio, che ha avuto però la bella soddisfazione di uno speciale saluto della presidente della Camera Laura Boldrini. Il tutto origina dall’omoninia. La presidente, già quando annunciò l’ingresso della deputata ferrarese al posto della riminese Emma Petitti (divenuta incompatibile dopo la nomina ad assessore regionale) fece una battuta: «Colleghi, si chiama Boldrini come me ma non è mia parente». Ieri sentendo il nome di Paola Boldrini chiamnato dallo speaker della Camera, Laura Boldrini dall’alto del suo scanno l’ha individuata e le ha fatto un cenno di saluto con la mano seguito dall’invito: «Dai, vieni su». Stretta di mano. Breve colloquio. Sorrisi, Ciao, Ciao. La scena è stata trasmessa in diretta da RaiNews e riferita dall’agenzia Ansa. «Mi ha fatto davvero molto piacere aver fatto la conoscenza della presidente della Camera» ha detto dopo aver ridisceso i gradini al telefono con la Nuova.
Non c’è nulla di politico nello scambio di cordialità tra la presidente Boldrini di Sel e la deputata Boldrini del Pd, ma c’è qualcosa di simbolico che racconta questa giornata molto particolare. La candidatura di Mattarella ha riavvicinato Sel al Pd (Vendola ha già dato il suo assenso, poichè Mattarella incrina il Patto del Nazareno. La stretta di mano tra B&B suggella, a suo modo l’inedita sintonia tra Nichi e Renzi e l’eclissi del signor B. dallo scenario del Quirinale.(m.p.)
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