«La ricetta è alternare lo studio con il lavoro»
Il ruolo fondamentale dell’Università per lo sviluppo spiegato da Masino «Progettare corsi di laurea più pertinenti alle esigenze del mercato»
Valorizzare le conoscenze, integrare il sapere col fare: in parole più semplici, alternare lo studio con il lavoro. Un vecchio cavallo di battaglia del Cds e non è una caso che ieri pomeriggio il tema sia stato scelto per la presentazione del annuario socioeconomico dell’istituto di ricerca ferrarese. Da quindici anni l’Università ha attivato i Pil, i percorsi di inserimento lavorativo: aula, stage e infine un rapporto di lavoro regolato da contratto.
«La filosofia di fondo, che poi si traduce in pratiche operative – spiega Giovanni Masino, delegato del rettore per l’orientamento in uscita -, è quella di integrare sempre più le missioni di un ateneo: le due tradizionali, ovvero didattica e ricerca, con la terza di cui si parla sempre più, ossia quella di contribuire allo sviluppo della società e dell’economia». Secondo un’indagine Excelsior il 70% delle imprese ritiene che le competenze ricevute dai laureati non siano adeguate. La risposta, sostiene Masino, «è la progettazione di corsi di laurea più pertinenti con mercato del lavoro. Ci sono delle obiezioni su questo punto, si dice che l’università deve mantenere il ruolo guida: comprensibile, ma se io guido, mi volto e non vedo nessuno, non si esercita nessuna leadership».
Il metodo del Pil è nato nella facoltà di Economia, poi è stato esteso agli altri indirizzi: «Ora pensiamo ad esportarlo nei dottorati, nelle scuole superiori tecniche e professionali, ma anche in relazione ai cinquantenni che perdono il lavoro», aggiunge il delegato del rettore.
“Non c’è ripresa economica senza crescita dell’occupazione – dice il presidente del Cds Carlo Bonora – e non c’è sviluppo se questo non può far conto sul sistema formativo”. A Ferrara il legame tra università e imprese è piuttosto diffuso. “Una recente ricerca – nota Riccardo Galletti, consulente aziendale ed esperto del mercato del lavoro – indica che nella nostra provincia il legame interessa il 19% delle imprese, superiore al dato medio regionale del 10%. Sono pratiche che interessano le realtà economiche più avanzate e produttive, che hanno superato bene la crisi. Sono le buone esperienze che dobbiamo mettere a regime e consolidare”. Al dibattito è intervenuta anche Silvia Pulvirenti di Sipro, che ha illustrato le azioni messe in campo dall’agenzia di sviluppo in favore del territorio ferrarese.
Fabio Terminali
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