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Caso Carife, sul palco la rabbia dei bancari

Caso Carife, sul palco la rabbia dei bancari

Delegata Cgil al corteo di Ravenna: ci avrebbero licenziato senza il contratto. Nessuna notizia sulla vendita, l’incubo degli azionisti è il modello-Tercas

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Cassa di Risparmio di Ferrara protagonista, suo malgrado, alla manifestazione di protesta dei bancari che si è svolta ieri pomeriggio a Ravenna. Non c’era lo striscione targato Carife in apertura del corteo, come previsto alla vigilia, ma la robusta delegazione ferrarese, un centinaio di bancari in sciopero giunti a Ravenna con un pullman e in auto, hanno potuto ascoltare dal palco una di loro. Agnese Chinelli, delegata Carife dei bancari Cgil, ha infatti potuto presentare per qualche minuto il caso di «una banca che ha attraversato fino a pochi anni fa l’età dell’oro, per poi finire addirittura commissariata da Bankitalia. È passata - ha scandito al microfono di fronte a circa 3.000 colleghi provenienti da tutto il Nord Est - dall’essere la banca di riferimento del territorio al portare fuori provincia il risparmio dei ferraresi». L’ultima parte dell’intervento è stato dedicato allo stretto legame tra vertenza sul contratto dei bancari, la cui disdetta è appunto all’origine dello sciopero di ieri, e l’accordo che ha permesso di evitare licenziamenti in Carife: «Senza il contratto nazionale non avremmo potuto applicare gli ammortizzatori (le giornate di solidarietà, essenzialmente, ndr) e gli esuberi si sarebbero trasformati in licenziamenti» ha sottolineato la delegata. Hanno parlato anche i rappresentanti di Popetruria e Banca Marche, altri istituti in difficoltà. Lo sciopero ha raggiunto picchi molto elevati di adesioni, i sindacati parlando del 90% di adesione, e in effetti ieri è stata un’impresa trovare uno sportello aperto nel Ferrarese.

Si resta intanto sempre in attesa di novità concrete sul fronte Carife, a partire dalla vendita degli attivi di Commercio e Finanza che ancora non è stato ufficializzato, chiave di volta per il salvataggio dell’intera banca. L’attenzione è altissima non solo tra i dipendenti, ma anche tra i piccoli azionisti, il cui incubo, in assenza di segnali reali su trattative per la banca, è ormai il modello-Tercas. La cassa abruzzese è stata infatti salvata grazie all’intervento di Popolare di Bari, banca solida, non inserita nel valzer delle fusioni che impazza in questi giorni e già in rapporti con Carife, che però ha iniettato capitale solo per risollevare i ratios patrimoniali azzerati, senza pagare un euro agli azionisti.

Stefano Ciervo

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