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Quale Castello? Un po’ museo un po’ patrimonio

Quale Castello? Un po’ museo un po’ patrimonio

Maisto parla della trasformazione del monumento estense E oggi apre al pubblico la mostra su De Pisis e Boldini

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Una gestione affidata al Comune, «la scelta più funzionale»; un utilizzo misto «che quindi esclude una musealizzazione completa»; un progetto unitario per gli spazi destinati agli uffici. Sono i tre paletti piantati da Massimo Maisto circa il futuro del Castello Estense. Venerdì prossimo alle 9.15 negli Imbarcaderi è in programma un confronto a tutto campo sulla trasformazione del monumento simbolo della città, da concordare in seguito allo snellimento dell’istituzione Provincia. «Prima avevamo utilizzato il termine piuttosto pomposo di “Stati generali” per definire quell’appuntamento – ricorda il vicesindaco -, poi lo abbiamo cambiato in “Quale Castello?”. Questo sarà il titolo dell’incontro che metterà in file tante idee, con la consapevolezza che non partiamo dall’anno zero». La trama è già dettagliata con il tris di indicazioni calato da Maisto durante la conferenza stampa, organizzata nella Sala dei Comuni, prima della vernice dell’allestimento delle opere di Giovanni Boldini e Filippo De Pisis. «Uniamo in questo modo due punti di forza – spiega Maisto -: le opere di due grandi artisti che non vogliamo lasciare nei magazzini a lungo, visto che Palazzo Massari sarà chiuso per almeno tre anni dopo il terremoto, e che il nostro Castello è in ottima forma, a giudicare dai visitatori in crescita».

L’edificio è comunque in questi giorni oggetto dei lavori post sisma e la costruzione del percorso di visita non è stato affatto facile: «Abbiamo dovuto per esempio spostare alcuni uffici: la prova direi che comunque è stata superata positivamente», racconta Barbara Celati, dirigente della Provincia. Come sostiene il presidente di Ferrara Arte Giovanni Lenzerini, la mostra che apre le porte al pubblico domani è il frutto di una collaborazione ad ampio spettro: «Qui c’è un’attività di produzione di attività ed eventi culturali molto serrata e distinta dalla ricerca della qualità. Si sono coltivate professionalità adeguate, senza le quali è impossibile interrogarsi sulle strategie culturali della città».

Maria Luisa Pacelli presenta una nuova pubblicazione, curata da Barbara Guidi, dedicata all’epistolario di Boldini, «un artista molto presentato nelle mostre ma che per alcuni aspetti va ancora studiato, specie nella sua capacità di tessere strategie di mercato straordinarie»; poi la direttrice delle Gallerie d’arte moderna e contemporanea ricorda la prossima partenza della catalogazione informatizzata del Fondo Michelangelo Antonioni (47mila pezzi), che ne consentirà l’accesso agli studiosi di tutto il mondo.

Infine, grazie al sostegno della Fondazione Pirani, è iniziato il restauro del fondo video arte di Palazzo Diamanti.

Fabio Terminali

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